Parte 2 (modB) · Algebra lineare e Geometria · Canali A, B e C · Lezione L21
Prodotti scalari III
Perpendicolare, ombra e raddrizzare: tre idee che reggono tutta la lezione. Come si trovano tutte le direzioni perpendicolari a un piano, come si proietta un vettore su una retta o su un piano, come si raddrizza una base con l'algoritmo di Gram–Schmidt. Alla fine, come si risolve «al meglio» un sistema che non ha soluzioni.
Dispense
lezione 21 · pp. 105–110
Libro
Martelli, §7.3 e §8.1.5–8.1.10
Docenti
Reto Buzano e Marco Radeschi · A.A. 2026/27
Tempo di studio
2–3 ore, anche in più volte
Definizione o risultato da sapere
Trappola / errore tipico
Conta all'esame
Oltre le dispense
Esempio svolto
L'idea e il metodo, passo per passo
Da ricordare
La lezione in 8 punti
In tutta la lezione il prodotto scalare è definito positivo. Due vettori sono ortogonali, cioè perpendicolari, quando il loro prodotto scalare è zero. Il vettore nullo è ortogonale a tutti.
Il complemento ortogonale di un sottospazio raccoglie tutti i vettori perpendicolari a ogni suo vettore. È sempre un sottospazio, e si calcola con un sistema: basta essere perpendicolari ai generatori.
La proiezione ortogonale di un vettore su una retta è la sua ombra sulla retta, con il sole a picco. Quello che resta del vettore è perpendicolare alla retta.
In una base ortogonale, fatta di vettori perpendicolari tra loro, le coordinate si calcolano senza sistemi: ognuna è un rapporto tra due prodotti scalari.
L'algoritmo di Gram–Schmidtraddrizza una base: a ogni vettore toglie le parti che pendono verso quelli già sistemati. Dividendo per le lunghezze si ottiene una base ortonormale.
Ogni vettore si spezza in modo unico in un pezzo dentro un sottospazio e un pezzo perpendicolare. Il primo pezzo è la proiezione: il punto del sottospazio più vicino al vettore.
Minimi quadrati: se un sistema non ha soluzioni, si cerca la scelta che sbaglia il meno possibile. Si trova con un sistema più piccolo, le equazioni normali; così si trova la retta che passa più vicina a dei punti.
All'esame: «base ortonormale di un piano, poi proiezione di un vettore» è il problema 12 di molti appelli.
Canali A, B e C
Le dispense di Algebra lineare e Geometria sono le stesse per i canali A, B e C (Buzano insegna nei canali A e B, Radeschi nei canali B e C), quindi questi appunti valgono per tutti e tre. Cambiano solo i giorni delle lezioni: gli avvisi sono sulla pagina Moodle del corso (MDAG2, id 3831). Esame e quiz sono comuni.
§1
Vettori perpendicolari
p. 105
Nella lezione L20 hai visto che l'angolo tra due vettori non nulli è retto esattamente quando il prodotto scalare è zero. Per esempio (1,2) e (−2,1): 1⋅(−2)+2⋅1=0, e nel disegno formano un angolo retto. Questa condizione è così importante che ha un nome, e la si usa anche quando uno dei vettori è nullo.
Definizione · Vettori ortogonali (p. 105)
Sia V munito di un prodotto scalare definito positivo. Due vettori v,w∈V sono ortogonali se
⟨v,w⟩=0.
Se entrambi sono non nulli, questo equivale a dire che formano un angolo retto.
Come si legge.
«Ortogonale» è il nome tecnico di «perpendicolare».
Il vettore nullo è ortogonale a tutti i vettori, perché il suo prodotto scalare con qualsiasi vettore è zero (lezione L19).
L'ortogonalità dipende dal prodotto scalare: due vettori perpendicolari per un prodotto possono non esserlo per un altro.
Ecco i vettori perpendicolari a un vettore dato del piano, come nelle dispense.
Esempio 21.1 · I vettori ortogonali a un vettore del piano
Nel prodotto scalare euclideo di R2, i vettori (x,y) ortogonali a (a,b)=0 soddisfano ax+by=0 e formano quindi la retta
Span(−ba).
Per esempio, i vettori ortogonali a (2,1) sono quelli con 2x+y=0, cioè la retta Span((−1,2)). Controllo: ⟨(−1,2),(2,1)⟩=−2+2=0.
Perché proprio quella retta? L'equazione ax+by=0 è un sistema con una sola equazione e due incognite: le soluzioni formano una retta. Il vettore (−b,a) è una soluzione, perché a(−b)+ba=0, e non è nullo, quindi genera la retta. La regola pratica: scambia le coordinate e cambia un segno.
−2−112−11xy(2,1)(−1,2)
I vettori ortogonali a (2,1) formano la retta Span((−1,2))
Esempio 21.2 · La base canonica
Rispetto al prodotto scalare euclideo di Rn, i vettori ei ed ej della base canonica sono ortogonali per i=j: ⟨ei,ej⟩ è la somma dei prodotti delle coordinate, e ei, ej non hanno mai un 1 nello stesso posto.
Esempio · Con un altro prodotto scalare
Con S=(2111) i vettori e1 ed e2non sono ortogonali: gS(e1,e2)=S12=1. I vettori perpendicolari a e1 per questo prodotto sono quelli con 2y1+y2=0 (la prima riga di S per y), cioè la retta di (1,−2). Con il prodotto di tutti i giorni, invece, sarebbe la retta di (0,1).
Oltre le dispense · Vettori perpendicolari non nulli sono indipendenti
Se v1,…,vk sono non nulli e perpendicolari a due a due, sono indipendenti (Martelli, Proposizione 8.1.25). Parti da una ricetta che dà zero, λ1v1+⋯+λkvk=0, e fai il prodotto scalare con vi:
perché tutti gli altri prodotti sono zero. Siccome vi non è zero, ⟨vi,vi⟩ è positivo, e quindi λi=0. In particolare n vettori non nulli e perpendicolari a due a due, in uno spazio di dimensione n, formano sempre una base.
Prova tu
Un vettore perpendicolare a (3,5) nel piano?
Scambio le coordinate e cambio un segno: (−5,3). Controllo: 3⋅(−5)+5⋅3=0.
Da ricordare
Ortogonali vuol dire prodotto scalare zero: perpendicolari.
Nel piano, i vettori perpendicolari a (a,b) sono i multipli di (−b,a).
§2
Tutte le direzioni perpendicolari
p. 105
Ora non un vettore solo, ma un intero sottospazio. Prendi il pavimento di una stanza: le direzioni perpendicolari a tutto il pavimento sono quelle verticali, una retta. Prendi invece un filo teso: le direzioni perpendicolari al filo formano un piano. Le dispense danno un nome a questo insieme.
Definizione 21.3 · Complemento ortogonale
Sia W⊂V un sottospazio. Il complemento ortogonale di W è
W⊥={v∈V∣⟨v,w⟩=0 per ogni w∈W}.
Come si legge.
W⊥ si legge «vu doppio ortogonale» o «vu doppio perp».
Un vettore sta in W⊥ se è perpendicolare a ogni vettore di W, non solo a qualcuno.
Casi estremi: il complemento del solo zero è tutto lo spazio, perché tutti sono perpendicolari allo zero. Il complemento di tutto lo spazio è solo lo zero: un vettore perpendicolare a tutto è perpendicolare anche a sé stesso, e allora è nullo.
Il complemento è sempre un sottospazio. Le dispense lo scrivono così.
Proposizione 21.4
W⊥ è un sottospazio vettoriale di V.
Come si legge. Tutte le direzioni perpendicolari a W, messe insieme, formano una retta, un piano o comunque un sottospazio.
Il perché, con le tre condizioni di sottospazio (lezione L06):
lo zero sta in W⊥, perché è perpendicolare a tutto;
se due vettori sono perpendicolari a tutto W, anche la loro somma lo è: ⟨v+v′,w⟩=⟨v,w⟩+⟨v′,w⟩=0+0=0;
se v è perpendicolare a ogni w, anche un suo multiplo lo è: ⟨λv,w⟩=λ⋅0=0.
Per esempio l'appello del 05/02/2026 (domanda 2) chiedeva quale di cinque insiemi non fosse un sottospazio dei polinomi di grado al massimo 2. Tra gli insiemi c'era il complemento ortogonale dei polinomi di grado al massimo 1: per la Proposizione 21.4 è un sottospazio, quindi non era la risposta.
Come si calcola in pratica. La definizione chiede di controllare infiniti vettori. Ma bastano i generatori.
Oltre le dispense · Bastano i generatori
Se W=Span(w1,…,wk), allora (Martelli, Proposizione 7.3.3)
W⊥={v∈V∣⟨v,w1⟩=0,…,⟨v,wk⟩=0}.
Infatti ogni vettore di W è una ricetta dei generatori, w=λ1w1+⋯+λkwk. Se v è perpendicolare ai generatori, allora ⟨v,w⟩=λ1⋅0+⋯+λk⋅0=0. Con un prodotto gS le condizioni diventano il sistema twiSx=0, una equazione per generatore; con il prodotto di tutti i giorni, semplicemente ⟨wi,x⟩=0.
Metodo · Calcolare W⊥
Trova dei generatori di W. Se W è dato con equazioni, prima trova una base.
Scrivi una equazione per ogni generatore: il prodotto scalare di x con quel generatore è zero. Con gS la riga dei numeri per il generatore wi è t(Swi).
Risolvi il sistema (lezioni L11–L13) e scrivi una base delle soluzioni.
Controllo: nella sezione sulla decomposizione vedrai che le dimensioni di W e di W⊥ sommano alla dimensione dello spazio.
Esempio · Tre complementi nello spazio (prodotto di tutti i giorni)
Una retta.W=Span((1,2,3)). Una sola equazione: x+2y+3z=0. Il complemento è il piano con questa equazione. Una base: y e z sono libere, quindi (−2,1,0), con y=1 e z=0, e (−3,0,1), con y=0 e z=1.
Un piano dato con generatori.W=Span((1,1,0),(0,1,1)). Due equazioni: x+y=0 e y+z=0. Quindi x=−y e z=−y: il complemento è la retta di (1,−1,1). Controllo: 1−1+0=0 e 0−1+1=0.
Un piano dato con un'equazione.W={x+y+z=0}. Una base del piano è (1,−1,0) e (0,1,−1). Le due equazioni sono x−y=0 e y−z=0, quindi x=y=z: il complemento è la retta di (1,1,1). In generale il complemento del piano {ax+by+cz=0} è la retta di (a,b,c): l'equazione stessa dice che ogni vettore del piano è perpendicolare a (a,b,c).
Esempio · Un complemento tra i polinomi
Sui polinomi di grado al massimo 2 prendi il prodotto ⟨p,q⟩=p(0)q(0)+p(1)q(1)+p(2)q(2) (lezione L19). Cerchiamo i polinomi perpendicolari a 1 e a x. Con la matrice 3353595917 della lezione L19 e p=a+bx+cx2:
⟨p,1⟩⟨p,x⟩=3a+3b+5c=0,=3a+5b+9c=0.
Togliendo la prima dalla seconda: 2b+4c=0, cioè b=−2c. Poi 3a−6c+5c=0, cioè a=3c. Con c=3: p=1−6x+3x2, e il complemento è la retta di questo polinomio. Controllo con i valori in 0,1,2, che sono 1,−2,1: ⟨p,1⟩=1−2+1=0 e ⟨p,x⟩=0−2+2=0.
Prova tu
Qual è il complemento ortogonale della retta di (1,0,1) nello spazio?
Il piano x+z=0. Una base: (0,1,0) e (−1,0,1).
Da ricordare
W⊥ raccoglie i vettori perpendicolari a tutto W; è sempre un sottospazio.
Si calcola con una equazione per ogni generatore di W.
§3
L'ombra su una retta
pp. 105–106
Immagina una retta per l'origine e un vettore fuori dalla retta. Se il sole è a picco, perpendicolare alla retta, l'ombra del vettore cade sulla retta: è la proiezione ortogonale del vettore. Quello che resta, il vettore meno la sua ombra, è perpendicolare alla retta.
Con i nomi delle dispense: sia w un vettore non nullo e U la sua retta. Per un vettore v cerchiamo un vettore pw(v) della retta per cui
v−pw(v)∈U⊥.
Questo vettore è la proiezione ortogonale di v sulla retta. Le dispense danno la formula.
Proposizione 21.5
Vale
pw(v)=⟨w,w⟩⟨v,w⟩w=∥w∥2⟨v,w⟩w.
Come si legge. L'ombra è un multiplo del vettore che genera la retta. Il numero davanti è un rapporto: sopra il prodotto scalare tra i due vettori, sotto la lunghezza al quadrato del vettore della retta.
La dimostrazione delle dispense, passo per passo:
l'ombra sta sulla retta, quindi è un multiplo di w: la chiamo kw, con k da trovare;
il resto v−kw deve essere perpendicolare a w:
0=⟨v−kw,w⟩=⟨v,w⟩−k⟨w,w⟩;
siccome w non è zero, ⟨w,w⟩ è positivo e si può dividere: k=⟨w,w⟩⟨v,w⟩.
Esempio · L'ombra di v=(1,3) sulla retta di w=(4,2)
⟨v,w⟩=4+6=10 e ⟨w,w⟩=16+4=20.
Il numero davanti è 2010=21, quindi l'ombra è 21(4,2)=(2,1).
Il resto è (1,3)−(2,1)=(−1,2).
Controllo: ⟨(−1,2),(4,2)⟩=−4+4=0.
Con (2,1) al posto di w, che genera la stessa retta, il numero davanti diventa 55=1, ma l'ombra è la stessa: 1⋅(2,1)=(2,1). L'ombra dipende dalla retta, non dal vettore scelto per generarla.
12312xywvpw(v)v−pw(v)
v=(1,3) si scompone in pw(v)=(2,1), sulla retta di w, più (−1,2), ortogonale alla retta
Esempio · Un'ombra nello spazio
v=(1,2,3) sulla retta di w=(1,1,1): ⟨v,w⟩=6 e ⟨w,w⟩=3, quindi l'ombra è 2(1,1,1)=(2,2,2). Il resto (1,2,3)−(2,2,2)=(−1,0,1) è perpendicolare a w: −1+0+1=0.
Ogni vettore si spezza in due pezzi perpendicolari. Dalla costruzione:
v=pw(v)+(v−pw(v)),
con il primo pezzo sulla retta e il secondo perpendicolare. Un vettore che sta sia sulla retta sia nel suo complemento è perpendicolare a sé stesso, quindi è zero. Allora la scomposizione è unica: la somma è diretta (Definizione 18.4), e lo spazio è la retta più il suo complemento, V=U⊕U⊥.
Il numero davanti all'ombra si chiama coefficiente di Fourier di v rispetto a w.
Trappola · Due errori frequenti
Dividere per la lunghezza di w invece che per la lunghezza al quadrato. Con v=(3,1) e w=(1,1) l'ombra giusta è 24(1,1)=(2,2). Dividendo per 2 si otterrebbe (22,22), e il resto non sarebbe nemmeno perpendicolare.
Scambiare i ruoli: pw(v) proietta vsulla retta di w. Proiettare w sulla retta di v dà un altro vettore.
Oltre le dispense · La lunghezza dell'ombra
L'ombra è lunga ∥w∥∣⟨v,w⟩∣ (Martelli, Esercizio 8.1.15). Se w è lungo 1, l'ombra è ⟨v,w⟩w e la sua lunghezza è il prodotto scalare senza segno: è l'interpretazione del prodotto scalare come «ombra» che si vede in fisica.
Prova con lo strumento: la freccia gialla è l'ombra di v sulla retta di u, e il segmento viola è il resto. Trascina v: il segmento viola resta sempre perpendicolare alla retta. Quando v è perpendicolare a u l'ombra diventa il vettore nullo.
Proiezione ortogonale di v sulla retta di u
Caricamento dello strumento interattivo…
Prova tu
Qual è l'ombra di (3,4) sulla retta dell'asse orizzontale, cioè di (1,0)?
Il numero davanti è 13=3: l'ombra è (3,0), e il resto (0,4) è verticale.
Da ricordare
Ombra di v sulla retta di w: ⟨w,w⟩⟨v,w⟩w. Si divide per la lunghezza al quadrato.
Il resto è sempre perpendicolare alla retta: è il controllo da fare.
§4
Coordinate in una base di vettori perpendicolari
p. 106
Una base si chiama ortogonale se i suoi vettori sono perpendicolari a due a due, e ortonormale se in più ogni vettore è lungo 1. La base canonica è ortonormale per il prodotto di tutti i giorni (Esempio 21.2). Con una base ortogonale le coordinate si calcolano senza risolvere sistemi: ogni vettore è la somma delle sue ombre. Le dispense lo scrivono così.
Proposizione 21.6
Sia B={v1,…,vn} una base ortogonale di V. Per ogni v∈V,
v=i=1∑npvi(v)=i=1∑n⟨vi,vi⟩⟨v,vi⟩vi.
Come si legge. In una base ortogonale, ogni vettore è la somma delle sue ombre sui vettori della base. Le coordinate sono i coefficienti di Fourier.
La dimostrazione:
siccome è una base, v=λ1v1+⋯+λnvn per certi numeri;
fai il prodotto scalare dei due lati con vi: a destra tutti i pezzi con gli altri vettori della base sono zero, per la perpendicolarità, e resta ⟨v,vi⟩=λi⟨vi,vi⟩;
quindi λi=⟨vi,vi⟩⟨v,vi⟩.
Se la base è ortonormale, ogni ⟨vi,vi⟩ vale 1 e la formula si accorcia: la coordinata i è ⟨v,vi⟩.
Esempio · Coordinate senza sistema
Nel piano la base v1=(2,1), v2=(−1,2) è ortogonale: −2+2=0. Per v=(2,3):
Controllo: 57(2,1)+54(−1,2)=(514−4,57+8)=(2,3). È l'Esempio 8.1.19 di Martelli.
Nello spazio, con la base ortogonale (1,1,0), (1,−1,0), (0,0,1) e v=(3,1,2): i numeri sono 23+1=2, 23−1=1 e 12=2. Infatti 2(1,1,0)+(1,−1,0)+2(0,0,1)=(3,1,2).
L'idea · Perché le basi ortogonali fanno risparmiare lavoro
Con una base qualsiasi, per trovare le coordinate bisogna risolvere un sistema. Con una base ortogonale ogni coordinata è un rapporto di due prodotti scalari, calcolato da solo. È il motivo per cui si fa tanta fatica a costruire basi ortogonali: è quello che fa Gram–Schmidt.
Prova tu
Coordinate di (5,1) nella base ortogonale (1,1),(1,−1)?
25+1=3 e 25−1=2. Controllo: 3(1,1)+2(1,−1)=(5,1).
Da ricordare
In una base ortogonale ogni coordinata è ⟨vi,vi⟩⟨v,vi⟩; in una ortonormale è ⟨v,vi⟩.
§5
Raddrizzare una base: Gram–Schmidt
p. 107
Le basi ortogonali sono comode: come se ne costruisce una? L'idea è raddrizzare una base qualsiasi, un vettore alla volta. Il primo resta com'è. Al secondo togli la sua ombra sul primo: quello che resta è perpendicolare al primo. Al terzo togli le sue ombre sui primi due già sistemati, e così via.
Le dispense scrivono l'algoritmo di Gram–Schmidt così. Partendo da vettori indipendenti v1,…,vk, si pone
Perché funziona. Il secondo vettore è v2 meno la sua ombra sulla retta di w1: per la Proposizione 21.5 il resto è perpendicolare a w1. Allo stesso modo, al terzo vettore si tolgono le ombre sui primi due, che sono già perpendicolari tra loro: il resto è perpendicolare a tutti e due. Inoltre ogni wi è vi più una ricetta dei vettori precedenti: quindi i nuovi vettori generano gli stessi spazi dei vecchi. E nessun wi è zero, perché i vi sono indipendenti.
Esempio · Gram–Schmidt nel piano
v1=(3,1), v2=(2,2). Il primo resta: w1=(3,1). Al secondo tolgo l'ombra sul primo:
Da ortogonale a ortonormale. Per avere vettori lunghi 1 basta dividere ciascuno per la sua lunghezza (lezione L20). Conviene prima togliere le frazioni: w2=21(−1,1,2), e (−1,1,2) è lungo 6; w3=32(1,−1,1), e (1,−1,1) è lungo 3. La base ortonormale è
21110,61−112,311−11.
Oltre le dispense · Riscalare durante l'algoritmo
L'ombra su una retta non cambia se si sostituisce il vettore che la genera con un suo multiplo. Quindi durante Gram–Schmidt puoi moltiplicare ogni wi per un numero comodo prima di andare avanti (Martelli, §8.1.8). Nell'Esempio 21.7, con w2′=2w2=(−1,1,2): ⟨v3,w2′⟩=−1+0+2=1 e ⟨w2′,w2′⟩=6, quindi
Trappola · Si proietta sui vettori nuovi, non su quelli vecchi
Nel calcolo di w3 si tolgono le ombre su w1 e w2, già perpendicolari tra loro. Se per sbaglio si usa v2 invece di w2:
(1,0,1)−21(1,1,0)−21(0,1,1)=(21,−1,21),
e questo vettore non è perpendicolare a w2: ⟨(21,−1,21),(−21,21,1)⟩=−41−21+21=−41.
Esempio · Gram–Schmidt con un prodotto diverso
Con un prodotto diverso. L'algoritmo è identico: cambiano solo i prodotti scalari, che si calcolano con S. Con S=(2111) e la base canonica: il primo vettore è e1, il suo prodotto con e2 è S21=1 e con sé stesso S11=2. Quindi
w2=e2−21e1=(−21,1).
Controllo: gS(e1,w2)=2⋅(−21)+1⋅1=0. Per la base ortonormale: e1 è lungo 2, e il prodotto di w2 con sé stesso vale 2⋅41+2⋅(−21)⋅1+1=21. La base {(22,0),(−22,2)} è ortonormale per questo prodotto, non per quello di tutti i giorni.
Prova la calcolatrice: ogni riga è un vettore, e il prodotto è quello di tutti i giorni. Con i vettori dell'Esempio 21.7 scrive i passaggi uno per uno, e alla fine la base ortonormale; lo strumento chiama ui i vettori che qui sono wi. Prova anche a scrivere tre vettori dipendenti: il terzo diventa nullo e viene scartato.
Gram–Schmidt passo per passo (righe = vettori)
Caricamento dello strumento interattivo…
Metodo · Gram–Schmidt all'esame
w1=v1. Calcola e scrivi ⟨w1,w1⟩: servirà di nuovo.
w2=v2 meno la sua ombra su w1. Controlla che sia perpendicolare a w1 prima di andare avanti; se ci sono frazioni, riscala.
w3=v3 meno le sue ombre su w1 e su w2. Controlla la perpendicolarità con tutti e due.
Se serve una base ortonormale, dividi ogni vettore per la sua lunghezza solo alla fine.
Con un gS: ogni prodotto è tuSw. Calcola una volta i vettori Swj e riusali.
Prova tu
Raddrizza v1=(1,0) e v2=(1,1).
w1=(1,0). L'ombra di v2 su w1 è 11(1,0)=(1,0), quindi w2=(1,1)−(1,0)=(0,1).
Da ricordare
Gram–Schmidt: il primo vettore resta, a ogni altro si tolgono le ombre sui vettori nuovi già costruiti.
Controlla la perpendicolarità a ogni passo; riscala per evitare frazioni.
§6
Il pezzo dentro e il pezzo perpendicolare
pp. 107–108
Con Gram–Schmidt l'ombra passa da una retta a un sottospazio qualsiasi. Pensa a un vettore nella stanza e al pavimento: il vettore si spezza nella sua ombra sul pavimento e in un pezzo verticale. Da qui lo spazio ha dimensione finita. Le dispense lo scrivono così.
Teorema 21.8 · Decomposizione ortogonale
Vale
V=W⊕W⊥.
In altre parole, ogni v∈V si scrive in modo unico come
v=w+z,w∈W,z∈W⊥.
In particolare,
dimW+dimW⊥=dimV.
Come si legge. Ogni vettore si spezza in un solo modo in un pezzo dentro W e un pezzo perpendicolare a W. E le dimensioni di W e del suo complemento sommano alla dimensione dello spazio: nello spazio, un piano ha per complemento una retta, 2+1=3.
La spiegazione delle dispense, con i passaggi aggiunti:
Una base ortonormale di W. Parti da una base qualsiasi di W, raddrizzala con Gram–Schmidt e dividi per le lunghezze: ottieni w1,…,wk. Se W è solo lo zero non c'è niente da fare.
Il candidato. Prendi
pW(v)=i=1∑k⟨v,wi⟩wi.
È una ricetta dei wi, quindi sta in W.
Il resto è perpendicolare a W. Due vettori diversi della base hanno prodotto zero, e ognuno con sé stesso dà 1. Quindi, per ogni j,
Il resto è perpendicolare a tutti i generatori, quindi a tutto W.
C'è sempre una scomposizione.v=pW(v)+(v−pW(v)), con il primo pezzo in W e il secondo nel complemento.
È unica. Un vettore che sta sia in W sia nel complemento è perpendicolare a sé stesso, quindi è zero. La somma è diretta (Definizione 18.4).
Le dimensioni. Una base di W e una del complemento, messe insieme, sono una base dello spazio: generano per il punto 4, e sono indipendenti perché la somma è diretta.
Il pezzo in W è la proiezione ortogonale del vettore sul sottospazio: la sua ombra. Con una base ortonormale w1,…,wk di W:
pW(v)=i=1∑k⟨v,wi⟩wi.
Osservazione · La stessa formula con una base soltanto ortogonale
Se w1,…,wk è una base ortogonale di W, non normalizzata, sostituendo ∥wi∥wi nella formula si ottiene
pW(v)=i=1∑k⟨wi,wi⟩⟨v,wi⟩wi=i=1∑kpwi(v),
la somma delle ombre sulle rette dei wi (Martelli, Proposizione 8.1.28). È la formula più comoda all'esame: evita le radici quadrate. Attenzione: vale solo se la base di W è ortogonale; con una base qualsiasi prima si applica Gram–Schmidt.
Esempio · L'ombra di v=(1,2,3) sul piano W={x+y+z=0}
Con una base ortogonale. Due vettori del piano perpendicolari tra loro: a=(1,−1,0) e b=(1,1,−2). Tutti e due hanno somma delle coordinate zero, e ⟨a,b⟩=1−1+0=0. Allora
Stesso risultato con un conto solo. Quando W è un piano dello spazio conviene quasi sempre proiettare sulla retta perpendicolare e togliere.
L'ombra è il punto più vicino
La proiezione ha una proprietà che spiega il suo nome: è il punto di Wpiù vicino a v. Le dispense lo scrivono così.
Proposizione 21.9
Per ogni w∈W vale
∥v−pW(v)∥≤∥v−w∥,
con uguaglianza se e solo se w=pW(v).
Come si legge. Tra tutti i punti di W, quello più vicino a v è la sua ombra. Ogni altro punto è più lontano.
Il perché:
scrivi v−w=(v−pW(v))+(pW(v)−w);
il primo pezzo è perpendicolare a W (Teorema 21.8), il secondo sta in W: quindi sono perpendicolari;
per due vettori perpendicolari vale il teorema di Pitagora: la lunghezza al quadrato della somma è la somma delle lunghezze al quadrato (è lo sviluppo del quadrato della lezione L20, con prodotto scalare zero):
∥v−w∥2=∥v−pW(v)∥2+∥pW(v)−w∥2;
il secondo pezzo non è mai negativo, quindi ∥v−w∥2 è almeno ∥v−pW(v)∥2. È uguale solo se w è proprio l'ombra.
Nell'esempio del piano: ∥v−pW(v)∥=∥(2,2,2)∥=12 è la distanza di v dal piano. Qualsiasi altro punto del piano è più lontano: l'origine dista 14, e infatti 14=12+2; il punto (1,−1,0) dista ∥(0,3,3)∥=18.
Metodo · Ombra su un sottospazio W
Trova una base di W. Se W è dato con equazioni, risolvile.
Raddrizzala con Gram–Schmidt.
Somma le ombre: pW(v)=∑i⟨wi,wi⟩⟨v,wi⟩wi.
Controlla che v−pW(v) sia perpendicolare ai generatori di W.
Se il complemento è più piccolo di W, per esempio un piano nello spazio, calcola l'ombra sul complemento e toglila da v.
La distanza di v da W è la lunghezza di v−pW(v).
Prova tu
Qual è l'ombra di (1,2,3) sul piano orizzontale z=0?
Il complemento è l'asse verticale: l'ombra su di lui è (0,0,3). Togliendola: (1,2,0). La distanza dal piano è 3.
Da ricordare
Ogni vettore si spezza in un solo modo: pezzo in W più pezzo perpendicolare a W. Le dimensioni di W e del complemento sommano a quella dello spazio.
L'ombra su un sottospazio si calcola con una sua base ortogonale, ed è il suo punto più vicino al vettore.
§7
Sbagliare il meno possibile: i minimi quadrati
pp. 109–110
Un esperimento dà tre punti misurati. Sono (0,1), (1,2) e (2,2): c'è una retta y=a+bt che passa per tutti e tre? Servirebbe
⎩⎨⎧a+0b=1a+1b=2a+2b=2
Le prime due danno a=1 e b=1, ma allora la terza darebbe a+2b=3, non 2: il sistema non ha soluzioni. Nella realtà succede sempre, perché le misure hanno errori. Allora si cerca la retta che passa «il più vicino possibile» ai punti.
In generale prendiamo un sistema Ax=b che non ha soluzioni. Si cerca allora la scelta delle incognite che porta più vicino ai dati. Le dispense lo scrivono così.
Definizione 21.10 · Soluzione ai minimi quadrati
Una soluzione ai minimi quadrati di Ax=b è un vettore x0∈Rn tale che
∥Ax0−b∥≤∥Ax−b∥∀x∈Rn.
Come si legge.
Ax−b è il vettore degli errori: quanto sbaglia ogni equazione con la scelta x.
x0 è la scelta che rende il vettore degli errori il più corto possibile.
Rendere minima la lunghezza è come rendere minima la lunghezza al quadrato, cioè la somma dei quadrati degli errori: da qui il nome.
Se il sistema ha soluzioni, le soluzioni ai minimi quadrati sono proprio quelle, con errore zero.
Il collegamento con l'ombra. Al variare delle incognite, i risultati Ax sono tutte le ricette delle colonne di A. Formano un sottospazio, che chiamo W: l'immagine della macchina della matrice (lezione L14). Cercare il risultato più vicino ai dati vuol dire cercare il punto di W più vicino ai dati. Per la Proposizione 21.9 è la loro ombra su W. Quindi la scelta migliore è quella per cui l'errore è perpendicolare a W.
Come si riconosce un vettore perpendicolare a W. Basta che sia perpendicolare a tutte le colonne di A, che generano W. Moltiplicare un vettore per la trasposta di A dà proprio i suoi prodotti scalari con le colonne, uno per riga. Quindi un vettore è perpendicolare a W esattamente quando la trasposta di A lo manda in zero. Con l'errore y=b−Ax0: tA(b−Ax0)=0, cioè tAAx0=tAb. Le dispense lo scrivono così.
Teorema 21.11 · Equazioni normali
Un vettore x0∈Rn è una soluzione ai minimi quadrati di Ax=b se e solo se
tAAx0=tAb.
Queste sono dette equazioni normali.
Come si legge. Per trovare la scelta che sbaglia meno, si moltiplicano i due lati del sistema per la trasposta di A, e si risolve il nuovo sistema.
Tre osservazioni delle dispense, con il perché:
Le equazioni normali hanno sempre almeno una soluzione, perché l'ombra di b sta in W: c'è sempre un x0 con Ax0 uguale all'ombra.
Se le colonne di A sono indipendenti, la soluzione è unica: allora tAA è invertibile e
x0=(tAA)−1tAb.
Il motivo, che le dispense non scrivono: se tAAx=0, allora 0=txtAAx=∥Ax∥2. Quindi Ax=0, e con colonne indipendenti questo obbliga x a essere zero. Una matrice quadrata con nucleo fatto solo dallo zero è invertibile.
tAA è una matrice quadrata simmetrica, con tante righe quante incognite. È piccola anche quando i dati sono tanti: con 1000 punti e una retta si risolve un sistema 2×2.
Ecco l'esempio dei tre punti, come nelle dispense.
Esempio 21.12 · La retta dei minimi quadrati
Vogliamo trovare la retta y=a+bt che approssima al meglio, nel senso dei minimi quadrati, i punti (0,1), (1,2), (2,2). Cerchiamo quindi a,b per cui
111012(ab)≈122.
Le equazioni normali sono
(3335)(ab)=(56),
da cui a=67, b=21. La retta cercata è
y=67+21t.
Esempio · i conti dell'Esempio 21.12
Attenzione ai nomi: qui la lettera b indica sia la pendenza della retta sia, nel teorema, la colonna dei dati (1,2,2). I conti, uno per uno:
La matrice e i dati. Ogni punto (t,y) dà un'equazione a+bt=y: la riga di A è (1,t) e il dato è y.
tAA. Le colonne di A sono (1,1,1) e (0,1,2). I numeri di tAA sono i loro prodotti scalari: 3, poi 0+1+2=3, poi 0+1+4=5.
tAb. I prodotti delle colonne con i dati: 1+2+2=5 e 0+2+4=6.
Il sistema 2×2.3a+3b=5 e 3a+5b=6. Togliendo la prima dalla seconda: 2b=1, cioè b=21. Poi 3a=5−23=27, cioè a=67.
Controllo. Sulla retta i valori sono 67, 67+21=35 e 67+1=613. Gli errori sono 1−67=−61, 2−35=31 e 2−613=−61. Sono perpendicolari alle colonne: −61+31−61=0 e 0+31−31=0. La somma dei quadrati degli errori è 361+364+361=61: nessuna retta fa meglio.
112ty(0,1)(1,2)(2,2)
La retta y=67+21t e gli errori (verticali) rispetto ai tre punti
Nota · Collegamento con l'informatica: regressione lineare
Come osservano le dispense, l'esempio precedente è proprio una regressione lineare con una variabile. I dati osservati vengono raccolti in un vettore b, mentre la matrice A contiene le caratteristiche usate per fare la previsione. Il modello produce il vettore Ax, e i parametri x vengono scelti rendendo minima la somma dei quadrati degli errori. Con più variabili si aggiungono altre colonne alla matrice A. I minimi quadrati sono uno dei primi esempi in cui ombre e sistemi lineari diventano un metodo per imparare un modello dai dati.
Metodo · Minimi quadrati passo per passo
Scrivi il sistema come Ax=b. Per una retta y=a+bt: righe (1,ti), dati yi.
Calcola tAA, i prodotti scalari tra le colonne, e tAb, i prodotti tra le colonne e i dati.
Risolvi il sistema quadrato tAAx0=tAb.
Controlla che l'errore b−Ax0 sia perpendicolare a tutte le colonne di A.
Oltre le dispense · Dove trovarlo nel libro
Martelli: §7.1.7 «Vettori ortogonali» (pp. 205–206); §7.3 «Sottospazio ortogonale» (pp. 213–218), con il Teorema 7.3.12 sulle dimensioni; capitolo 8, §8.1.5 «Proiezione ortogonale» (pp. 244–245), §8.1.6 «Coefficienti di Fourier» (pp. 245–247), §8.1.7 «Ortogonalizzazione di Gram–Schmidt» (pp. 247–249), §8.1.8 «Riscalamento» (pp. 249–250), §8.1.9 «Ortogonalità» (p. 250) e §8.1.10 «Proiezioni su sottospazi» (pp. 251–253). I minimi quadrati non sono nel libro: per quella sezione fanno fede le dispense.
Prova tu
Il sistema x=1, x=3 non ha soluzioni. Qual è la soluzione ai minimi quadrati?
A=(11) e b=(1,3): tAA=2 e tAb=4, quindi x0=2, la media. Gli errori sono −1 e 1.
Da ricordare
La soluzione ai minimi quadrati rende minima la somma dei quadrati degli errori.
Si trova risolvendo le equazioni normali tAAx0=tAb; l'errore finale è perpendicolare alle colonne di A.
§8
I simboli di questa lezione
Simbolo
Si legge
Vuol dire
Esempio
⟨v,w⟩=0
«prodotto scalare zero»
v e w sono ortogonali, cioè perpendicolari
⟨(1,2),(−2,1)⟩=0
W⊥
«vu doppio perp»
il complemento ortogonale: i vettori perpendicolari a tutto W
il complemento di un piano dello spazio è una retta
pw(v)
«proiezione di vu su vu doppio»
l'ombra di v sulla retta di w
p(1,1)(3,1)=(2,2)
pW(v)
«proiezione di vu su vu doppio maiuscolo»
l'ombra di v sul sottospazio W
⟨w,w⟩⟨v,w⟩
«coefficiente di Fourier»
il numero davanti a w nell'ombra
V=W⊕W⊥
«somma diretta»
ogni vettore si spezza in un solo modo
tAAx0=tAb
«equazioni normali»
il sistema dei minimi quadrati
§9
Verso l'esame
esame
La prova di Algebra lineare e Geometria ha 10 domande a risposta multipla, con 5 risposte e una sola giusta. Ci sono poi 2 problemi da 11 punti, corretti solo con almeno 6 risposte giuste. Dura 2 ore, senza calcolatrice, e si può portare solo un foglio da 4 facciate scritto a mano. Gli appelli 2026/27 sono il 22/01 e il 05/02/2027 alle 14:00. Tutti i dettagli sono nella lezione L01.
Che cosa di questa lezione compare negli appelli 2023–2026
Questa lezione è la base del problema 12 di molti appelli: in 7 dei 15 appelli 2023–2026 il problema 12 riguarda prodotti scalari, Gram–Schmidt e proiezioni, e in altri due chiede anche una proiezione su un piano. Lo schema tipico:
base ortonormale (o ortogonale) di un piano generato da due vettori dello spazio, con Gram–Schmidt: appelli del 10/06/2024, del 03/06/2026 e del 07/09/2026 con il prodotto di tutti i giorni; del 16/01/2025 e del 03/07/2026 con un gS;
ombra di un vettore su quel piano: stessi appelli tranne quello del 03/07/2026, che chiede invece il complemento ortogonale; in più il 24/01/2024, il 05/02/2026 (con gS) e il 15/01/2026 (punto 4);
complemento ortogonale: appelli del 07/02/2025 (tra i polinomi) e del 03/07/2026 (di un piano con un gS);
il punto successivo, l'intersezione di una retta con il piano e l'angolo, è materia delle lezioni L23–L24.
Nel quiz: l'appello del 05/02/2026 (domanda 2) usa il fatto che il complemento ortogonale è sempre un sottospazio. Negli appelli 2023–2026 non ci sono domande sui minimi quadrati, che le dispense 2026 trattano nella sezione 21.E: vanno comunque studiati.
Una domanda vera, letta insieme
Appello del 03/06/2026, problema 12, punti (1) e (2). Il testo: «Siano v1=(1,1,0) e v2=(0,1,1). (1) Calcolare una base ortonormale di V=Span(v1,v2). (2) Determinare la proiezione ortogonale di w=(2,1,2) su V».
In pratica chiede: raddrizza la base del piano, poi trova l'ombra di w sul piano.
Esempio · la soluzione, passo per passo
Passo 1: il primo vettore resta.w1=v1=(1,1,0), con ⟨w1,w1⟩=2.
Passo 2: raddrizzo il secondo.⟨v2,w1⟩=0+1+0=1, quindi
w2=(0,1,1)−21(1,1,0)=(−21,21,1).
Riscalo per togliere le frazioni: w2′=(−1,1,2). Controllo: ⟨w1,w2′⟩=−1+1+0=0.
Passo 3: lunghezze 1.w1 è lungo 2 e w2′ è lungo 1+1+4=6. La base ortonormale è {21(1,1,0),61(−1,1,2)}.
Passo 4: l'ombra, con la base ortogonale (senza radici).⟨w,w1⟩=2+1+0=3 e ⟨w,w2′⟩=−2+1+4=3:
Passo 5: controllo. Il resto w−pV(w)=(1,−1,1) è perpendicolare a v1, perché 1−1=0, e a v2, perché −1+1=0.
Altre due domande vere
Conta all'esame · Appello del 16/01/2025, problema 12, punti (2) e (3)
Sia gS il prodotto scalare di R3 con S=diag(1,2,3). Siano
v1=(1,1,0),v2=(1,0,1),v3=(0,1,1).
(2) Applicare Gram–Schmidt per trovare una base ortogonale di Span(v1,v2) rispetto a gS. (3) Calcolare la proiezione ortogonale di v3 su Span(v1,v2) rispetto a gS.
Soluzione. Con S diagonale, gS(x,y)=x1y1+2x2y2+3x3y3.
(2) w1=v1, con gS(w1,w1)=1+2=3 e gS(v2,w1)=1+0+0=1. Quindi w2=(1,0,1)−31(1,1,0)=(32,−31,1); riscalo: w2′=(2,−1,3). Controllo: gS(w1,w2′)=2−2+0=0.
(3) gS(v3,w1)=0+2+0=2; gS(v3,w2′)=0−2+9=7; gS(w2′,w2′)=4+2+27=33. Quindi
Controllo: il resto è (−1112,116,114). Il suo prodotto gS con v1 è −1112+1112=0. Con v2 è −1112+1112=0. L'errore da non fare: usare il prodotto di tutti i giorni in uno dei conti.
Conta all'esame · Appello del 07/02/2025, problema 12, punto (3)
Con il prodotto g sui polinomi di grado al massimo 2 della lezione L19, di matrice 613120302 nella base {1,x,x2}, trovare una base del complemento ortogonale di Span(x,x2).
Soluzione. Per p=a+bx+cx2: g(p,x) è la seconda coordinata di S(a,b,c), cioè a+2b; g(p,x2) è la terza, cioè 3a+2c. Il sistema a+2b=0, 3a+2c=0 dà b=−2a e c=−23a. Con a=2: p=2−x−3x2. Il complemento è la retta di questo polinomio, di dimensione 3−2=1 come prevede il Teorema 21.8. Controllo: S(2,−1,−3)=(12−1−9,2−2+0,6+0−6)=(2,0,0), con seconda e terza coordinata zero. Nei punti precedenti il problema chiedeva la matrice (lezione L19) e l'angolo tra x e x2 (lezione L20): g(x,x2)=0, quindi è retto.
Errori da evitare.
Proiettare su una base non ortogonale del piano sommando le ombre sui singoli vettori: il risultato è sbagliato. Prima Gram–Schmidt.
In Gram–Schmidt, togliere le ombre sui vettori vecchi invece che su quelli nuovi.
Dimenticare di controllare la perpendicolarità: è un conto di pochi secondi e salva molti punti.
Con un gS, calcolare un prodotto con quello di tutti i giorni.
Confondere l'ombra, che sta in W, con il resto, che è perpendicolare a W.
Conta all'esame · Sul foglio da 4 facciate
pw(v)=⟨w,w⟩⟨v,w⟩w; il resto v−pw(v) è perpendicolare a w.
Base ortogonale: v=∑⟨vi,vi⟩⟨v,vi⟩vi; ortonormale: v=∑⟨v,vi⟩vi.
Gram–Schmidt per tre vettori (le tre righe della formula), con il consiglio di riscalare.
V=W⊕W⊥, dimW⊥=dimV−dimW; pW(v)=∑i⟨wi,wi⟩⟨v,wi⟩wi con wiortogonali; pW(v)=v−pW⊥(v); distanza =∥v−pW(v)∥.
Minimi quadrati: tAAx0=tAb; errore perpendicolare alle colonne.
§10
Quiz
come all'esame
Rispetto al prodotto scalare euclideo, il complemento ortogonale di W=Span(t(1,2,−1)) in R3 è:
Un vettore sta nel complemento esattamente quando è perpendicolare al generatore: x+2y−z=0, un piano. La risposta più insidiosa è la retta di (−2,1,0): sta dentro il piano, ma è solo una parte del complemento. L'insieme con «= 1» non contiene lo zero, quindi non è un sottospazio. Simile al punto sul complemento ortogonale dei problemi del 07/02/2025 e del 03/07/2026.
Qual è la proiezione ortogonale (prodotto euclideo) di v=t(3,1) sulla retta Span(t(1,1))?
Il numero davanti è 1+13+1=2, quindi l'ombra è (2,2). La risposta più insidiosa è (22,22), che divide per la lunghezza invece che per la lunghezza al quadrato. (1,−1) è il resto, non l'ombra; (4,4) dimentica di dividere. Simile al punto (2) dei problemi 12 del 03/06/2026 e del 07/09/2026.
La base {t(1,1),t(1,−1)} di R2 è ortogonale. Quali sono le coordinate di v=t(5,1) in questa base?
Coefficienti di Fourier: 25+1=3 e 25−1=2. Controllo: 3(1,1)+2(1,−1)=(5,1). La risposta più insidiosa è (6,4), che dimentica di dividere per 2, il prodotto di ogni vettore della base con sé stesso. (5,1) sono le coordinate nella base canonica.
Applicando Gram–Schmidt (prodotto euclideo) a v1=t(1,1,0) e v2=t(1,0,1), il vettore w2 è:
Si toglie a v2 la sua ombra su v1: (1,0,1)−21(1,1,0)=(21,−21,1). La risposta più insidiosa è l'ultima: è perpendicolare a v1, ma non sta nel piano di v1 e v2. (0,−1,1) toglie tutto v1 invece di metà. Simile al punto (1) dei problemi 12 del 07/09/2026 e del 03/06/2026.
Sia W un sottospazio di dimensione 2 di R5, con il prodotto scalare euclideo. Qual è la dimensione di W⊥?
3
Per il Teorema 21.8 le dimensioni di W e del suo complemento sommano a 5, quindi il complemento ha dimensione 3.
Sia V di dimensione finita con un prodotto scalare definito positivo e sia W⊂V un sottospazio. Quale affermazione è sempre vera?
È il Teorema 21.8. La risposta più insidiosa è la terza: «tutto quello che non sta in W» non contiene lo zero e non è un sottospazio, mentre il complemento ortogonale è fatto dei vettori perpendicolari. L'intersezione è solo lo zero; le dimensioni sommano alla dimensione dello spazio, non sono uguali; il complemento è sempre un sottospazio (Proposizione 21.4).
Il vettore x0 è una soluzione ai minimi quadrati del sistema Ax=b se e solo se:
Sono le equazioni normali (Teorema 21.11). La risposta più insidiosa è Ax0=b: di solito non ha soluzioni, ed è proprio il motivo per cui si usano i minimi quadrati. A in genere non è quadrata, quindi A−1 non ha senso; le altre due non hanno nemmeno le taglie giuste.
Quale dei seguenti insiemi non è un sottospazio di R2[x] (con un prodotto scalare definito positivo fissato)?
{x2+tx} non contiene il polinomio nullo: il numero davanti a x2 è sempre 1. La risposta più insidiosa è il complemento ortogonale, che sembra strano ma è sempre un sottospazio (Proposizione 21.4). Uno Span lo è sempre, e gli ultimi due sono dati da equazioni lineari senza termine noto. Simile all'appello del 05/02/2026, domanda 2.
Rispetto al prodotto scalare euclideo, quanto vale la distanza del vettore v=t(3,0,0) dal piano W={x+2y+2z=0}?
1
Il complemento del piano è la retta di n=(1,2,2), lungo 3. La distanza è la lunghezza dell'ombra di v su n: ∥n∥∣⟨v,n⟩∣=33=1. Idea simile alla distanza punto-piano dell'appello del 16/01/2025 (domanda 4), che però riguarda un piano che non passa per l'origine (lezione L24).
Se {v1,…,vn} è una base ortonormale di V, la coordinata i-esima di un vettore v in questa base è:
Per la Proposizione 21.6 la coordinata è ⟨vi,vi⟩⟨v,vi⟩, e in una base ortonormale il denominatore vale 1. La risposta più insidiosa è l'ultima, che somma tutti i coefficienti invece di prenderne uno. Le altre non dipendono da i, oppure valgono sempre 1.
§11
Esercizi
con soluzioni
1 · Riscaldamento: perpendicolari o no? base
Con il prodotto di tutti i giorni: (a) (1,2) e (4,−2); (b) (1,1,1) e (1,−2,1); (c) (2,1) e (1,1).
Soluzione
(a) 4−4=0: perpendicolari.
(b) 1−2+1=0: perpendicolari.
(c) 2+1=3: non perpendicolari.
2 · Riscaldamento: l'ombra sugli assi base
Trova l'ombra di (3,4) sulla retta di (1,0) e sulla retta di (0,1). Che cosa ottieni sommandole?
Soluzione
Sulla retta di (1,0): 13(1,0)=(3,0).
Sulla retta di (0,1): 14(0,1)=(0,4).
La somma è (3,4): la base canonica è ortogonale, e ogni vettore è la somma delle sue ombre (Proposizione 21.6).
3 · Riscaldamento: complemento di una retta del piano base
Qual è il complemento ortogonale della retta di (3,5) nel piano?
Soluzione
Scambio le coordinate e cambio un segno: è la retta di (−5,3). Controllo: −15+15=0.
4 · Riscaldamento: da ortogonale a ortonormale base
La base (1,1), (1,−1) è ortogonale. Rendila ortonormale.
Soluzione
Tutti e due i vettori sono lunghi 2.
Dividendo: 21(1,1) e 21(1,−1).
5 · Complementi ortogonali base
Con il prodotto euclideo, trova una base di W⊥ per: (a) W=Span((3,−1))⊂R2; (b) W=Span((1,0,2))⊂R3; (c) W=Span((1,1,1),(1,0,−1))⊂R3.
Soluzione
(a) Scambio le coordinate e cambio un segno: la retta di (1,3). Controllo: 3−3=0.
(b) Equazione x+2z=0, cioè x=−2z, con y e z libere. Base: (0,1,0), con y=1 e z=0, e (−2,0,1), con y=0 e z=1. Il complemento ha dimensione 2.
(c) Due equazioni: x+y+z=0 e x−z=0. Dalla seconda x=z; dalla prima y=−2z. Il complemento è la retta di (1,−2,1). Controllo: 1−2+1=0 e 1+0−1=0.
6 · Proiezioni su una retta base
(a) Proietta v=(4,2) sulla retta di w=(1,1) e scrivi v come somma di un vettore della retta e di uno perpendicolare. (b) Proietta v=(1,0,2) sulla retta di w=(2,1,2).
Soluzione
(a) Il numero davanti è 26=3, quindi l'ombra è (3,3). Il resto è (4,2)−(3,3)=(1,−1), perpendicolare a (1,1). Quindi (4,2)=(3,3)+(1,−1).
(b) ⟨v,w⟩=2+0+4=6 e ⟨w,w⟩=4+1+4=9: l'ombra è 96(2,1,2)=(34,32,34). Controllo: il resto (−31,−32,32) per w dà −32−32+34=0.
7 · Coordinate in una base ortogonale di R3base
Verifica che v1=(1,1,1), v2=(1,−1,0), v3=(1,1,−2) formano una base ortogonale e trova le coordinate di v=(2,0,4) senza risolvere sistemi.
Soluzione
Perpendicolarità.⟨v1,v2⟩=1−1+0=0; ⟨v1,v3⟩=1+1−2=0; ⟨v2,v3⟩=1−1+0=0. Tre vettori non nulli e perpendicolari nello spazio sono indipendenti, quindi sono una base.
Trovare la soluzione ai minimi quadrati del sistema
⎩⎨⎧x=1,y=1,x+y=3.
Scrivere il sistema nella forma Ax=b, risolvere le equazioni normali e verificare che il vettore errore b−Ax0 sia ortogonale alle colonne di A.
Soluzione
Il sistema non ha soluzioni. Le prime due equazioni danno x=y=1, ma allora x+y=2, non 3.
Forma Ax=b. Una riga per equazione, una colonna per incognita:
A=101011,(xy),b=113.
Equazioni normali. Le colonne sono A1=(1,0,1) e A2=(0,1,1):
tAA=(⟨A1,A1⟩⟨A2,A1⟩⟨A1,A2⟩⟨A2,A2⟩)=(2112),
tAb=(1+0+30+1+3)=(44).
Il sistema è 2x+y=4, x+2y=4. Togliendo la seconda dalla prima: x−y=0, quindi x=y e 3x=4:
x0=(3434).
Le colonne di A sono indipendenti, quindi questa è l'unica soluzione ai minimi quadrati.
Vettore errore.Ax0=(34,34,38) e
b−Ax0=(1−34,1−34,3−38)=(−31,−31,31).
Verifica. Con A1: −31+0+31=0. Con A2: 0−31+31=0. L'errore è perpendicolare alle colonne, come dice il Teorema 21.11. La somma dei quadrati degli errori è 91+91+91=31.
9 · Gram–Schmidt e coordinate medio
(a) Mostra che v1=(1,−1,0), v2=(2,0,1), v3=(0,−1,1) formano una base di R3 e ortogonalizzala con Gram–Schmidt. (b) Calcola le coordinate di 2e1−5e2+e3 nella base ortogonale trovata.
Soluzione
(a) Base. Con i tre vettori in colonna, il determinante lungo la prima riga è 1⋅(0+1)−2⋅(−1−0)+0=3, non zero.
Gram–Schmidt.
w1=(1,−1,0), con ⟨w1,w1⟩=2.
⟨v2,w1⟩=2, quindi w2=(2,0,1)−22(1,−1,0)=(1,1,1), con ⟨w2,w2⟩=3. Controllo: ⟨w1,w2⟩=1−1+0=0.
⟨v3,w1⟩=0+1+0=1 e ⟨v3,w2⟩=0−1+1=0, quindi
w3=(0,−1,1)−21(1,−1,0)−0⋅w2=(−21,−21,1),
che riscalo in w3′=(−1,−1,2), con ⟨w3′,w3′⟩=6. Controllo: ⟨w3′,w1⟩=−1+1=0 e ⟨w3′,w2⟩=−1−1+2=0.
Controllo della prima coordinata: 27−32−65=621−4−5=2. Le altre due tornano allo stesso modo: −27−32−65=−5 e 0−32+35=1.
10 · Proiezione su un piano e distanza medio
Sia W={x−y+2z=0}⊂R3 (prodotto euclideo) e v=(1,2,3). Calcola pW(v) e la distanza di v da W.
Soluzione
Uso la scorciatoia: il complemento è la retta di n=(1,−1,2), con ⟨n,n⟩=6.
⟨v,n⟩=1−2+6=5, quindi l'ombra sulla retta è 65(1,−1,2).
L'ombra sul piano è v meno questa: (1−65,2+65,3−610)=(61,617,34).
Controllo che stia nel piano: 61−617+38=61−17+16=0.
Distanza: la lunghezza dell'ombra sulla retta, 656=65=656.
11 · Gram–Schmidt con un prodotto non euclideo medio
Sia S=110121013 (definita positiva). Applica Gram–Schmidt alla base canonica e1,e2,e3 rispetto a gS e trova una base ortonormale per gS.
Soluzione
Ricorda: gS(ei,ej)=Sij, e gS(ei,y) è la coordinata i di Sy.
w1=e1, con gS(w1,w1)=S11=1.
gS(e2,w1)=S21=1, quindi w2=e2−e1=(−1,1,0). Calcolo Sw2=(−1+1,−1+2,0+1)=(0,1,1), quindi gS(w2,w2)=tw2(Sw2)=0+1+0=1. Controllo: gS(w1,w2) è la prima coordinata di Sw2, cioè 0.
gS(e3,w1)=S31=0 e gS(e3,w2) è la terza coordinata di Sw2, cioè 1. Quindi w3=e3−0⋅w1−w2=(0,0,1)−(−1,1,0)=(1,−1,1).
Sw3=(1−1,1−2+1,−1+3)=(0,0,2). Controlli: gS(w1,w3)=0 e gS(w2,w3)=tw2(Sw3)=0. Inoltre gS(w3,w3)=tw3(0,0,2)=2.
Base ortonormale per gS: {(1,0,0),(−1,1,0),21(1,−1,1)}. Per il prodotto di tutti i giorni questi vettori non sono nemmeno perpendicolari: ⟨e1,w2⟩=−1.
12 · Base ortonormale di un piano, proiezione e distanza tipo esame
Siano v1=(1,0,1) e v2=(2,1,0) in R3 con il prodotto euclideo, e V=Span(v1,v2). (1) Calcola una base ortonormale di V. (2) Calcola la proiezione ortogonale di w=(2,3,2) su V. (3) Calcola la distanza di w da V e un'equazione cartesiana di V.
Soluzione
(1) w1=v1, con ⟨w1,w1⟩=2. ⟨v2,w1⟩=2, quindi w2=(2,1,0)−(1,0,1)=(1,1,−1), con ⟨w2,w2⟩=3. Controllo: ⟨w1,w2⟩=1+0−1=0. Base ortonormale: {21(1,0,1),31(1,1,−1)}.
(3) w−pV(w)=(−1,2,1). Controllo: è perpendicolare a v1 (−1+0+1=0) e a v2 (−2+2+0=0). La distanza è ∥(−1,2,1)∥=6. Siccome (−1,2,1) genera il complemento del piano, un'equazione del piano è −x+2y+z=0. Controllo: v1 dà −1+0+1=0, v2 dà −2+2+0=0.
13 · Ortonormalizzazione, complemento e proiezione con gStipo esame
Su R3 sia gS con S=201010101 (definita positiva), e siano u=(1,1,0), v=(0,1,1), W=Span(u,v). (1) Trova una base ortonormale di W rispetto a gS. (2) Trova una base del complemento ortogonale di W rispetto a gS. (3) Calcola la proiezione gS-ortogonale di e1 su W.
Soluzione
Prima i vettori Su=(2,1,1) e Sv=(1,1,1). Allora gS(u,u)=tu(Su)=3, gS(u,v)=tu(Sv)=2 e gS(v,v)=tv(Sv)=2.
(1) w1=u; w2=v−32u=(−32,31,1), riscalato in w2′=(−2,1,3). Poi Sw2′=(−4+3,1,−2+3)=(−1,1,1). Controllo: gS(u,w2′)=tu(Sw2′)=−1+1+0=0. Inoltre gS(w2′,w2′)=2+1+3=6. Base ortonormale: {31(1,1,0),61(−2,1,3)}.
(2) Un vettore x sta nel complemento se è perpendicolare per gS a u e a v, cioè t(Su)x=0 e t(Sv)x=0:
2x1+x2+x3=0,x1+x2+x3=0.
Togliendo, x1=0, poi x3=−x2: il complemento è la retta di (0,1,−1), di dimensione 3−2=1.
(3) gS(e1,u) è la prima coordinata di Su, cioè 2; gS(e1,w2′) è la prima coordinata di Sw2′, cioè −1. Quindi
Controllo: e1−pW(e1)=(0,−21,21)=−21(0,1,−1) sta nel complemento.
14 · Una retta per quattro punti difficile
Trova la retta y=a+bt dei minimi quadrati per i punti (0,0), (1,1), (2,1), (3,3), e calcola gli errori.
Soluzione
A ha righe (1,ti) e i dati sono (0,1,1,3):
A=11110123.
I numeri di tAA e di tAb sono prodotti scalari tra le colonne (1,1,1,1) e (0,1,2,3) e i dati:
tAA=(40+1+2+30+1+2+30+1+4+9)=(46614),
tAb=(0+1+1+30+1+2+9)=(512).
Il sistema: 4a+6b=5 e 6a+14b=12. Moltiplico la prima per 3 e la seconda per 2: 12a+18b=15 e 12a+28b=24. Togliendo, 10b=9, cioè b=109. Poi 4a=5−1054=−104, cioè a=−101.
La retta è y=−101+109t. I valori sulla retta sono −101,108,1017,1026, e gli errori 101,102,−107,104. Controllo: la loro somma è 101+2−7+4=0, quindi sono perpendicolari alla prima colonna; con la seconda, 100+2−14+12=0.
15 · Ortogonalità e dimensioni difficile
(a) Dimostra che vettori non nulli a due a due ortogonali sono linearmente indipendenti. (b) Deduci che se w=0 in V di dimensione n, allora dimSpan(w)⊥=n−1, senza usare il Teorema 21.8. Suggerimento: guarda l'applicazione lineare f(v)=⟨v,w⟩.
Soluzione
(a) Da una ricetta che dà zero, λ1v1+⋯+λkvk=0, si fa il prodotto scalare con vi: resta solo λi⟨vi,vi⟩=0, perché gli altri pezzi sono zero. Siccome vi non è zero, ⟨vi,vi⟩ è positivo, quindi λi=0 per ogni i.
(b) La macchina f(v)=⟨v,w⟩ va dallo spazio ai numeri ed è lineare, perché il prodotto scalare lo è nel primo posto. Il suo nucleo è proprio il complemento della retta di w: basta la perpendicolarità al generatore. L'immagine non è solo lo zero, perché f(w)=∥w∥2 è positivo: è tutta la retta dei numeri, di dimensione 1. Per il teorema della dimensione (Teorema 14.12) il nucleo ha dimensione n−1.
16 · Un complemento tra i polinomi difficile
Su R2[x] sia ⟨p,q⟩=p(−1)q(−1)+p(0)q(0)+p(1)q(1). Trova R1[x]⊥ e verifica il risultato con i valori.
Soluzione
La matrice nella base {1,x,x2} è 302020202 (lezione L19, esercizio 6). Per p=a+bx+cx2, perpendicolare a 1 e a x:
⟨p,1⟩=3a+2c=0,⟨p,x⟩=2b=0.
Quindi b=0 e a=−32c. Con c=3: p=3x2−2. Il complemento è la retta di questo polinomio, di dimensione 3−2=1.
Verifica: 3x2−2 vale 1,−2,1 in −1,0,1. Allora ⟨p,1⟩=1−2+1=0 e ⟨p,x⟩=−1+0+1=0.
§12
Domande di ripasso
autoverifica
Rispondi a voce alta o per iscritto, poi apri la risposta.
Quando due vettori sono ortogonali? Il vettore nullo è ortogonale a qualcosa?
Quando il loro prodotto scalare è zero; se non sono nulli, formano un angolo retto. Il vettore nullo è ortogonale a tutti, perché il suo prodotto con qualsiasi vettore è zero.
Quali vettori del piano sono perpendicolari a (a,b), diverso da zero?
Quelli con ax+by=0: la retta di (−b,a). Si scambiano le coordinate e si cambia un segno.
Che cos'è W⊥ e perché è un sottospazio?
L'insieme dei vettori perpendicolari a tutti i vettori di W. Contiene lo zero, e somme e multipli di vettori perpendicolari restano perpendicolari, perché il prodotto scalare è lineare nel primo posto.
Come si calcola W⊥ in pratica?
Si chiede la perpendicolarità ai soli generatori di W: si ottiene un sistema lineare senza termini noti, con una equazione per generatore. Con un gS la riga dei numeri per il generatore wi è t(Swi).
Qual è la formula dell'ombra di v sulla retta di w? Da dove viene?
pw(v)=⟨w,w⟩⟨v,w⟩w. Si cerca un multiplo kw con v−kw perpendicolare a w: ⟨v,w⟩−k⟨w,w⟩=0.
Che cos'è il coefficiente di Fourier e a che cosa serve?
È il numero ⟨w,w⟩⟨v,w⟩, quello davanti a w nell'ombra. In una base ortogonale i coefficienti di Fourier di un vettore sono proprio le sue coordinate, senza risolvere sistemi.
Come funziona l'algoritmo di Gram–Schmidt?
Il primo vettore resta. A ogni vettore successivo si tolgono le sue ombre sui vettori nuovi già costruiti. I vettori ottenuti sono perpendicolari e generano gli stessi spazi; dividendo per le lunghezze si ottiene una base ortonormale.
Perché nel calcolo di w3 si proietta su w2 e non su v2?
Perché la formula «somma delle ombre» funziona solo su vettori già perpendicolari tra loro. Proiettando su v2, che non è perpendicolare a w1, il risultato di solito non è perpendicolare a w2.
Che cosa dice il teorema di decomposizione ortogonale?
In dimensione finita, con un prodotto definito positivo, ogni vettore si scrive in un solo modo come un pezzo in W più un pezzo perpendicolare a W. E le dimensioni di W e del suo complemento sommano alla dimensione dello spazio.
Come si calcola l'ombra su un piano dello spazio? Ci sono scorciatoie?
Con una base ortogonale del piano si sommano le ombre sui due vettori. Scorciatoia: se n genera il complemento del piano, l'ombra sul piano è v meno l'ombra di v sulla retta di n.
Perché l'ombra è il punto di W più vicino a v?
Per ogni w di W, il vettore v−w è la somma di un pezzo perpendicolare a W e di un pezzo in W. Per Pitagora la sua lunghezza al quadrato è la somma delle due lunghezze al quadrato, quindi è almeno quella di v−pW(v).
Che cosa sono le equazioni normali e perché funzionano?
tAAx0=tAb. La scelta migliore è quella per cui Ax0 è l'ombra di b sullo spazio delle colonne di A. Allora l'errore è perpendicolare a tutte le colonne, cioè tA(b−Ax0)=0.
Quando la soluzione ai minimi quadrati è unica?
Quando le colonne di A sono indipendenti: allora tAA è invertibile e x0=(tAA)−1tAb.
§13
Glossario
termini
Vettori ortogonali
Vettori con prodotto scalare zero; se non nulli, formano un angolo retto.
Complemento ortogonale W⊥
L'insieme dei vettori perpendicolari a ogni vettore di W; è sempre un sottospazio.
Proiezione ortogonale su una retta
L'ombra pw(v)=⟨w,w⟩⟨v,w⟩w: il vettore della retta di w con il resto perpendicolare a w.
Coefficiente di Fourier
Il numero ⟨w,w⟩⟨v,w⟩.
Base ortogonale
Una base di vettori perpendicolari a due a due.
Base ortonormale
Una base ortogonale di vettori lunghi 1; le coordinate di v sono ⟨v,vi⟩.
Normalizzare
Dividere un vettore non nullo per la sua lunghezza.
Algoritmo di Gram–Schmidt
Raddrizza vettori indipendenti: a ognuno si tolgono le ombre sui vettori nuovi già costruiti. I nuovi vettori sono perpendicolari e generano gli stessi spazi.
Riscalare
Sostituire un vettore con un suo multiplo non nullo; non cambia le ombre e aiuta a evitare frazioni.
Somma diretta ⊕
Ogni vettore si scrive in un solo modo come somma di un pezzo per ciascun sottospazio.
Decomposizione ortogonale
Lo spazio è W⊕W⊥ (Teorema 21.8), e le dimensioni sommano a quella dello spazio.
Proiezione ortogonale su un sottospazio
L'ombra pW(v), il pezzo in W della scomposizione; con base ortonormale ∑⟨v,wi⟩wi.
Teorema di Pitagora
Se due vettori sono perpendicolari, la lunghezza al quadrato della somma è la somma delle lunghezze al quadrato.
Distanza di un vettore da un sottospazio
La lunghezza di v−pW(v): la minima distanza tra v e i vettori di W.
Soluzione ai minimi quadrati
La scelta x0 che rende minima la lunghezza di Ax−b (Definizione 21.10).
Equazioni normali
tAAx0=tAb; le loro soluzioni sono le soluzioni ai minimi quadrati.
Regressione lineare
La scelta dei parametri di un modello lineare che rende minima la somma dei quadrati degli errori.
Residuo (errore)
Il vettore b−Ax; nella soluzione ai minimi quadrati è perpendicolare alle colonne di A.
§14
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