Parte 2 (modB) · Algebra lineare e Geometria · Canali A, B e C · Lezione L23
Lo spazio euclideo II
Il prodotto vettoriale misura un'area e punta nel verso della mano destra. Poi rette e piani nello spazio: si descrivono con una prova («chi ci sta dentro») oppure con una ricetta («come sono fatti i punti»), anche quando non passano per l'origine. Alla fine, come si trova dove si incontrano: è il conto di quasi tutti i problemi di geometria.
Dispense
lezione 23 · pp. 116–121
Libro
Martelli, §9.1 e §9.2
Docenti
Reto Buzano e Marco Radeschi · A.A. 2026/27
Tempo di studio
2–3 ore, anche in più volte
Definizione o risultato da sapere
Trappola / errore tipico
Conta all'esame
Oltre le dispense
Esempio svolto
L'idea e il metodo, passo per passo
Da ricordare
La lezione in 8 punti
Il prodotto vettoriale di due vettori dello spazio (lezione L22) è perpendicolare a tutti e due, e la sua lunghezza è l'area del parallelogramma che hanno per lati.
Tutto viene da una sola uguaglianza, l'identità di Lagrange, che lega il prodotto vettoriale, il prodotto scalare e le lunghezze.
Il verso del prodotto vettoriale si trova con la regola della mano destra.
Il prodotto vettoriale cambia segno se scambi i fattori e si comporta bene con somme e multipli, ma le parentesi contano: non è associativo.
Un sottospazio si descrive con una prova (le equazioni, forma cartesiana: dicono chi ci sta dentro) oppure con una ricetta (i generatori, forma parametrica: dicono come sono fatti i punti).
Una retta o un piano che non passa per l'origine è un sottospazio affine: un sottospazio vettoriale spostato. Il sottospazio di partenza si chiama giacitura.
Nello spazio un piano ha una equazione. Dalla ricetta la si ottiene con il prodotto vettoriale dei due vettori della ricetta.
Per intersecare si fanno tre tipi di conti: si mettono insieme le prove, si mette la ricetta dentro la prova, oppure si uguagliano due ricette.
Canali A, B e C
Le dispense di Algebra lineare e Geometria sono le stesse per i canali A, B e C (Buzano insegna nei canali A e B, Radeschi nei canali B e C), quindi questi appunti valgono per tutti e tre. Cambiano solo i giorni delle lezioni: gli avvisi sono sulla pagina Moodle del corso (MDAG2, id 3831). Esame e quiz sono comuni.
§1
Da dove ripartiamo: il prodotto vettoriale
pp. 114–116
Nella lezione L22 hai incontrato un'operazione che esiste solo nello spazio a tre dimensioni: prende due vettori e restituisce un vettore, mentre il prodotto scalare restituisce un numero. In questi appunti, per risparmiare spazio, i vettori che le dispense scrivono in colonna li scriviamo spesso in riga: (1,2,2) vuol dire la colonna t(1,2,2). Ecco la definizione, come nelle dispense.
Definizione 22.14 · Prodotto vettoriale (richiamo dalla lezione L22)
Dati due vettori v=(v1,v2,v3) e w=(w1,w2,w3) di R3, il prodotto vettoriale fra v e w è il vettore
v×w=v2w3−v3w2v3w1−v1w3v1w2−v2w1.
In altre parole v×w=(d1,−d2,d3), dove di è il determinante del minore 2×2 che si ottiene cancellando la riga i-esima dalla matrice v1v2v3w1w2w3.
Come si legge.v×w si legge «vu vettore vu doppio». In pratica si fa così:
scrivi v e wuno accanto all'altro, come due colonne;
prima componente: copri la prima riga e calcola il determinante 2×2 che resta;
seconda componente: copri la seconda riga, calcola il determinante e cambia segno;
terza componente: copri la terza riga e calcola il determinante.
Le dispense ricordano anche una regola per la memoria: un «determinante» con una colonna fatta dei vettori della base. Non è una vera matrice, perché e1,e2,e3 non sono numeri:
Le due colonne affiancate danno le righe (1,0), (2,3), (2,4).
Copro la prima riga: det(2234)=2⋅4−3⋅2=8−6=2.
Copro la seconda riga: det(1204)=1⋅4−0⋅2=4, e cambio segno: −4.
Copro la terza riga: det(1203)=1⋅3−0⋅2=3.
Quindi v×w=(2,−4,3). Controllo che sia perpendicolare a tutti e due:
⟨v×w,v⟩=2⋅1+(−4)⋅2+3⋅2=2−8+6=0,
⟨v×w,w⟩=2⋅0+(−4)⋅3+3⋅4=0−12+12=0.
Dalla lezione L22 servono anche tre fatti:
il prodotto vettoriale è perpendicolare a tutti e due i fattori (Proposizione 22.15): è il controllo appena fatto;
è zero esattamente quando i due vettori sono dipendenti, cioè uno è multiplo dell'altro (Proposizione 22.16);
se i due vettori sono indipendenti, loro due e il loro prodotto vettoriale formano una base dello spazio (Corollario 22.17).
Trappola · Il segno della componente centrale
L'errore più frequente è dimenticare il meno davanti al secondo determinante. Il controllo che salva sempre: il risultato deve dare zero nel prodotto scalare con tutti e due i fattori. Se non dà zero, c'è un errore di conto.
Prodotto vettoriale: copri una riga alla volta, con il meno al centro.
Controllo: il risultato è perpendicolare a tutti e due i fattori.
§2
La lunghezza è un'area
pp. 116–117
Parti da un caso che si disegna sul foglio. Prendi v=(3,0,0) e w=(1,2,0): stanno tutti e due sul pavimento, il piano z=0. Il parallelogramma con lati v e w ha base 3 e altezza 2, quindi area 6.
12312xyvwhϑ
Il parallelogramma con lati v=(3,0) e w=(1,2) nel piano z=0: base 3, altezza h=2, area 6
Ora calcola il prodotto vettoriale. Le righe affiancate sono (3,1), (0,2), (0,0):
v×w=0⋅0−0⋅20⋅1−3⋅03⋅2−0⋅1=006.
Il vettore punta in verticale, perpendicolare al pavimento dove stanno v e w, ed è lungo 6: proprio l'area. Non è un caso, ed è quello che dimostra questa sezione.
L'identità di Lagrange
Tutto parte da un'uguaglianza tra tre numeri. Le dispense la scrivono così.
Proposizione 23.1
Per ogni v,w∈R3 vale l'equazione
∥v×w∥2+⟨v,w⟩2=∥v∥2∥w∥2.
Come si legge. La lunghezza al quadrato del prodotto vettoriale, più il quadrato del prodotto scalare, fa il prodotto delle lunghezze al quadrato. Se conosci due di queste tre cose, trovi la terza. Qui lunghezze e prodotto scalare sono quelli di tutti i giorni (lezione L20).
Esempio · Controllo con v=(1,2,2) e w=(0,3,4)
v×w=(2,−4,3), quindi la sua lunghezza al quadrato è 4+16+9=29;
⟨v,w⟩=0+6+8=14, quindi il suo quadrato è 196;
le lunghezze al quadrato di v e w sono 1+4+4=9 e 0+9+16=25, con prodotto 225.
E infatti 29+196=225.
Dimostrazione · della Proposizione 23.1
Le dispense sviluppano i quadrati: conviene farlo per esteso, una volta.
A sinistra, sviluppando i tre quadrati di ∥v×w∥2=(v2w3−v3w2)2+(v1w3−v3w1)2+(v1w2−v2w1)2 si ottengono sei quadrati e tre doppi prodotti:
Il prodotto (v12+v22+v32)(w12+w22+w32) contiene tutti i nove pezzi vi2wj2.
Il quadrato (v1w1+v2w2+v3w3)2 contiene i tre pezzi con indici uguali, v12w12+v22w22+v32w32, più gli stessi tre doppi prodotti del punto 1, con il segno più.
Togliendo il terzo dal secondo restano i sei pezzi vi2wj2 con indici diversi, meno i tre doppi prodotti: è esattamente l'espressione del punto 1.
Quindi ∥v×w∥2=∥v∥2∥w∥2−⟨v,w⟩2, che è l'enunciato.
Dall'identità all'area
Prendi ora due vettori indipendenti. Stanno in un piano, e dentro quel piano c'è il parallelogramma con lati v e w: la Figura 8 delle dispense lo disegna con il prodotto vettoriale che esce dal piano. L'area si calcola come base per altezza. Le dispense lo scrivono così.
Proposizione 23.2
L'area di P è Area(P)=∥v∥∥w∥sinϑ.
Come si legge.P è il parallelogramma e ϑ l'angolo fra v e w. Prendi v come base, lunga ∥v∥. L'altezza è la distanza della punta di w dalla retta di v. Nel triangolo rettangolo con ipotenusa w e angolo ϑ, il cateto opposto all'angolo misura ∥w∥sinϑ: è la definizione di seno delle superiori, e il libro di Martelli usa lo stesso argomento. Base per altezza dà la formula. Nel disegno sopra: 3⋅5⋅52=6.
Mettendo insieme le due cose, le dispense ricavano il risultato della sezione.
Corollario 23.3
Il modulo del prodotto vettoriale è
∥v×w∥=∥v∥∥w∥sinϑ=Area(P),
dove ϑ è l'angolo formato da v e w e P è il parallelogramma con lati v e w.
Come si legge. La lunghezza del prodotto vettoriale è l'area del parallelogramma. «Modulo» qui vuol dire lunghezza.
Il perché, un passaggio alla volta:
dalla definizione di angolo (lezione L20), ⟨v,w⟩=∥v∥∥w∥cosϑ;
lo metto nell'identità di Lagrange: ∥v×w∥2=∥v∥2∥w∥2(1−cos2ϑ);
siccome sin2ϑ+cos2ϑ=1, viene ∥v×w∥2=∥v∥2∥w∥2sin2ϑ;
prendo la radice. Serve che il seno non sia negativo, e infatti l'angolo fra due vettori sta sempre tra 0 e π, dove il seno non è mai negativo.
Esempio · L'area con i due metodi
Con v=(1,2,2) e w=(0,3,4):
con il prodotto vettoriale: l'area è la lunghezza di (2,−4,3), cioè 29;
con l'angolo: cosϑ=3⋅514=1514, quindi sinϑ=1−225196=1529, e l'area è 3⋅5⋅1529=29.
Stesso risultato; il primo metodo non richiede nessun angolo.
Esempio · L'area di un triangolo nello spazio
Il triangolo con vertici A=(1,0,0), B=(0,2,0), C=(0,0,3) è metà del parallelogramma con lati AB e AC: la diagonale BC lo taglia in due triangoli uguali.
AB=B−A=(−1,2,0) e AC=C−A=(−1,0,3);
righe affiancate (−1,−1), (2,0), (0,3): il prodotto vettoriale è (2⋅3−0⋅0,−((−1)⋅3−(−1)⋅0),(−1)⋅0−(−1)⋅2)=(6,3,2);
la sua lunghezza è 36+9+4=49=7.
L'area del triangolo è 27.
Prodotto vettoriale e area del parallelogramma
Caricamento dello strumento interattivo…
Trascina il disegno per girarlo: il parallelogramma giallo ha area 29, circa 5,385. Prova poi v=(2,4,4), che è il doppio di u: il parallelogramma si schiaccia su un segmento e il prodotto vettoriale diventa nullo (Proposizione 22.16). Infine scambia u e v: il prodotto vettoriale si capovolge, come vedrai nella prossima sezione.
Prova tu
Qual è l'area del parallelogramma con lati (2,0,0) e (0,3,0)?
Il prodotto vettoriale è (0,0,6), lungo 6. È un rettangolo 2 per 3.
Da ricordare
Lunghezza del prodotto vettoriale = area del parallelogramma; metà = area del triangolo.
Viene dall'identità di Lagrange.
§3
Il verso: la regola della mano destra
p. 117
Se i due vettori sono dipendenti, il prodotto vettoriale è zero e non c'è altro da dire. Se sono indipendenti, sappiamo già due cose:
la direzione: il prodotto vettoriale è perpendicolare al piano che contiene i due vettori;
la lunghezza: è l'area del parallelogramma.
Restano due candidati, opposti: uno «sopra» il piano e uno «sotto». Per scegliere si usa la regola della mano destra (Figura 9 delle dispense). Con la mano destra, metti il pollice lungo il primo vettore e l'indice lungo il secondo: il medio, piegato ad angolo retto rispetto al palmo, indica il verso del prodotto. Nel primo esempio della sezione precedente v puntava a destra, w in alto a destra, e il prodotto (0,0,6) esce dal foglio verso di te.
In formule la regola diventa un determinante. Le dispense lo scrivono così.
Proposizione 23.4
Se v e w sono indipendenti, la terna v,w,v×w è una base positiva di R3, cioè la matrice che ha come colonne v,w,v×w ha determinante positivo.
Come si legge.
Una base positiva è una base i cui tre vettori, messi in colonna, danno una matrice con determinante positivo. La scrittura (u1∣u2∣u3) indica la matrice con quelle colonne.
L'esempio tipico è la base canonica: la sua matrice è l'identità, con determinante 1, e infatti e1×e2=e3.
La regola della mano destra è la traduzione «fisica» di questo determinante positivo.
Dimostrazione · della Proposizione 23.4 (dal libro di Martelli)
Le dispense non riportano la dimostrazione; quella del libro (Proposizione 9.1.7) è breve.
Scrivo v×w=(d1,−d2,d3) come nella Definizione 22.14, dove di è il minore di v1v2v3w1w2w3 senza la riga i.
Sviluppo det(v∣w∣v×w) con Laplace sulla terza colonna. Il cofattore di posto (i,3) è (−1)i+3di, cioè +d1, −d2, +d3.
Quindi det(v∣w∣v×w)=d1⋅d1+(−d2)⋅(−d2)+d3⋅d3=d12+d22+d32=∥v×w∥2.
Se v e w sono indipendenti, il prodotto vettoriale non è zero (Proposizione 22.16), quindi la somma dei quadrati è strettamente positiva.
Esempio · Il determinante della terna
Con v=(1,2,2), w=(0,3,4) e v×w=(2,−4,3), sviluppando sulla terza colonna:
positivo, e uguale alla lunghezza al quadrato del prodotto vettoriale, come dice la dimostrazione.
L'idea · Una definizione con le figure
A questo punto il prodotto vettoriale di due vettori indipendenti si descrive senza coordinate: è l'unico vettore perpendicolare a tutti e due, lungo quanto l'area del loro parallelogramma, e con il verso della mano destra. Direzione, lunghezza e verso: tre informazioni, un solo vettore.
Prova tu
Che verso ha e2×e1?
È l'opposto di e1×e2=e3: vale −e3, punta verso il basso.
Da ricordare
Verso del prodotto vettoriale: pollice sul primo, indice sul secondo, il medio dà il verso.
In formule: i due vettori e il loro prodotto, in colonna, danno un determinante positivo.
§4
Le regole di calcolo
p. 117
Dalla definizione seguono due regole, che le dispense elencano subito dopo la Proposizione 23.4.
1. Scambiare i fattori cambia il segno. Per ogni coppia di vettori:
v×w=−w×v.
Il motivo: scambiando i due vettori, in ogni componente i due prodotti si scambiano di posto. Per esempio la prima componente diventa w2v3−w3v2=−(v2w3−v3w2). Con i numeri di prima: w×v=(−2,4,−3). Una conseguenza: un vettore per sé stesso dà l'opposto di sé stesso, quindi dà zero.
2. Somme e multipli escono fuori. Il prodotto vettoriale si comporta come il prodotto scalare, in ciascuno dei due posti:
(v+v′)×w=v×w+v′×w,(λv)×w=λ(v×w),
v×(w+w′)=v×w+v×w′,v×(λw)=λ(v×w).
Il motivo: ogni componente è una somma di pezzi del tipo «una coordinata del primo per una coordinata del secondo». Un'espressione così rispetta somme e multipli in ciascun vettore, se l'altro resta fisso. Per esempio (2,4,4)×(0,3,4)=(16−12,0−8,6−0)=(4,−8,6), che è il doppio di (2,−4,3).
I prodotti dei vettori della base canonica, da tenere a mente:
×
e1
e2
e3
e1
0
e3
−e2
e2
−e3
0
e1
e3
e2
−e1
0
Si legge «riga per colonna»: e1×e2=e3. Girando in avanti nel ciclo e1,e2,e3,e1 il segno è più; all'indietro è meno.
3. Le parentesi contano. Qui c'è la differenza più grande con i prodotti di numeri o di matrici. L'esempio delle dispense:
Stessi tre vettori, parentesi diverse, risultati diversi.
Trappola · Tre errori da non fare
Scrivere u×v×wsenza parentesi: non ha un significato unico.
Scambiare i fattori senza cambiare segno: w×v è l'opposto di v×w.
Pensare che un prodotto vettoriale zero voglia dire un fattore zero: basta che siano paralleli, per esempio (1,2,3)×(2,4,6)=0.
Prova tu
Se v×w=(1,0,2), quanto fa (3v)×(2w)?
I numeri escono fuori: 6(v×w)=(6,0,12).
Da ricordare
Scambiare i fattori cambia il segno; un vettore per sé stesso dà zero.
Somme e multipli escono fuori; le parentesi invece contano.
§5
Una prova o una ricetta
p. 118
Pensa al pavimento di una stanza, con l'origine in un angolo. È il piano z=0, e lo puoi descrivere in due modi:
con una prova: «un punto sta sul pavimento se la sua altezza z è zero»;
con una ricetta: «i punti del pavimento sono tutti quelli del tipo (t,s,0), con t e s numeri qualsiasi».
La prima è un'equazione, la seconda usa dei parametri. Le dispense danno un nome alle due scritture.
Definizione · Forma cartesiana e forma parametrica (p. 118)
Un sottospazio vettoriale di Rn descritto come luogo di zeri di un sistema di equazioni lineari omogenee è detto in forma cartesiana. Un sottospazio vettoriale di Rn descritto come sottospazio generato da alcuni vettori è detto in forma parametrica. Qualsiasi sottospazio vettoriale di Rn può essere descritto in entrambi i modi.
Come si legge.
Forma cartesiana: le equazioni, cioè la prova. Descrive il sottospazio dicendo chi ci sta dentro.
Forma parametrica: i generatori, cioè la ricetta. Descrive il sottospazio dicendo come sono fatti i suoi punti, al variare dei parametri.
Ogni sottospazio si può scrivere in tutti e due i modi.
L'esempio delle dispense è proprio il pavimento. In forma cartesiana ha l'equazione z=0; in forma parametrica è generato da e1 ed e2:
Spesso è più comoda la ricetta, ma dipende da che cosa devi fare:
Che cosa devi fare
Forma più comoda
Perché
Decidere se (2,5,0) sta nel pavimento
la prova
sostituisci: z=0, sì
Scrivere tre punti del pavimento
la ricetta
scegli tre coppie (t,s)
Trovare la dimensione
la ricetta
conti i generatori indipendenti
Intersecare con un altro sottospazio
dipende
lo vedi nella sezione sulle intersezioni
Esempio · Due passaggi tra le forme, per sottospazi vettoriali
Dalla ricetta alla prova. La retta L=Span((1,2,3)) ha i punti (x,y,z)=(t,2t,3t). Dalla prima coordinata t=x; sostituendo nelle altre, y=2x e z=3x. Quindi
L={2x−y=0,3x−z=0}.
Controllo con il generatore: 2⋅1−2=0 e 3⋅1−3=0.
Dalla prova alla ricetta. Il piano {x+y+z=0}: ricavo x=−y−z e lascio libere y=s, z=t. I punti sono (−s−t,s,t)=s(−1,1,0)+t(−1,0,1), quindi il piano è Span((−1,1,0),(−1,0,1)).
Prova tu
Scrivi la ricetta del piano z=x.
Lascio libere x=s e y=t, poi z=s: i punti sono (s,t,s)=s(1,0,1)+t(0,1,0).
Da ricordare
Forma cartesiana = prova (equazioni); forma parametrica = ricetta (punto e generatori).
Dalla prova alla ricetta: risolvi il sistema. Dalla ricetta alla prova: elimina i parametri.
§6
Rette e piani spostati: i sottospazi affini
pp. 118–119
Prendi una retta del piano che non passa per l'origine. Per esempio la retta y=x−1: il punto (0,0) non soddisfa l'equazione. Quindi non è un sottospazio vettoriale, che contiene sempre lo zero. Però è la retta y=xspostata di un passo verso destra: ogni suo punto è (1,0) più un multiplo di (1,1). Tutte le rette e i piani che non passano per l'origine sono fatti così. Le dispense li chiamano con un nome già visto nella lezione L12.
Definizione 12.5 · Sottospazio affine (richiamo dalla lezione L12)
Sia V uno spazio vettoriale. Un sottospazio affine di V è un sottoinsieme del tipo
S={x+v∣v∈W}=:x+W,
dove x è un punto fissato di V e W⊆V è un sottospazio vettoriale.
Come si legge. Un sottospazio affine è un sottospazio vettoriale Wspostato in modo da passare per il punto x. La scrittura x+W si legge «ics più vu doppio».
Le dispense ricordano da dove vengono: le soluzioni di un sistema lineare sono niente, oppure un sottospazio affine. Se c'è almeno una soluzione x, tutte le soluzioni sono x più le soluzioni del sistema omogeneo associato. È il sistema con le stesse equazioni e i termini noti uguali a zero, e le sue soluzioni formano un sottospazio vettoriale. È quello che hai fatto nella lezione L12: «una soluzione particolare più le soluzioni dell'omogeneo».
Quando due scritture danno lo stesso insieme
Lo stesso sottospazio affine si può scrivere in molti modi, perché come punto di partenza va bene qualsiasi suo punto. Le dispense dicono quando due scritture coincidono.
Proposizione 23.5
Gli spazi affini x+W e x′+W′ coincidono se e solo se W=W′ e x−x′∈W.
Come si legge. Due scritture danno lo stesso insieme esattamente quando valgono due cose:
la stessa direzione: lo stesso sottospazio vettoriale, anche se scritto con generatori diversi;
i punti di partenza sullo stesso insieme: il vettore che va da un punto di partenza all'altro è una direzione ammessa.
Dimostrazione · della Proposizione 23.5 (oltre le dispense)
Le dispense non la dimostrano; ecco una dimostrazione breve.
Se le due condizioni valgono, gli insiemi coincidono. Un punto di x+W è x+w con w in W, e si riscrive x+w=x′+((x−x′)+w). Il vettore tra parentesi è somma di due vettori di W, quindi sta in W=W′: il punto sta in x′+W′. Scambiando i ruoli si ottiene il contrario.
Se gli insiemi coincidono, le due condizioni valgono. Chiama S l'insieme. Le differenze fra due punti di S sono esattamente i vettori di W: se p=x+w1 e q=x+w2, allora p−q=w1−w2 sta in W, e ogni w di W è la differenza (x+w)−x. Lo stesso ragionamento, partendo da x′, dice che le differenze sono esattamente i vettori di W′. Quindi W=W′. Infine x sta in S=x′+W′, cioè x−x′ sta in W′=W.
Ecco l'esempio delle dispense.
Esempio 23.6
Se W=Span(11) in R2, le due rette affini
r1=(10)+W={(t+1t)t∈R},
r2=(0−1)+W={(uu−1)u∈R}
sono in realtà la stessa retta, di equazione y=x−1.
Controllo in tre modi:
con la Proposizione 23.5: la direzione è la stessa, e (1,0)−(0,−1)=(1,1) sta in W;
con l'equazione: in r1 il punto (t+1,t) ha y=t=(t+1)−1=x−1; in r2 il punto (u,u−1) ha y=u−1=x−1;
con i parametri: il punto di r1 con parametro t è quello di r2 con parametro u=t+1.
Invece la retta y=x, cioè (0,0)+W, è diversa: (1,0)−(0,0)=(1,0) non è un multiplo di (1,1). È una retta parallela a r1.
−112−112xyWr1=r2(1,0)(0,−1)(1,1)
La retta y=x−1 è la retta W spostata: si può partire da (1,0) oppure da (0,−1)
La giacitura e la dimensione
Il sottospazio vettoriale da cui si parte ha un nome. Le dispense lo scrivono così.
Definizione 23.7
Nella descrizione di uno spazio affine S come x+W, lo spazio vettoriale W è determinato da S ed è detto la giacitura di S, indicata con giac(S). Il punto x invece è un qualsiasi punto di S. La dimensione di S è la dimensione della giacitura W.
Come si legge. La giacitura sono le direzioni in cui ci si può muovere restando dentro l'insieme: le differenze tra due suoi punti. Il punto di partenza si può cambiare, la giacitura no (Proposizione 23.5). Una retta spostata ha dimensione 1, un piano spostato dimensione 2.
dove v1,…,vk sono una base della giacitura. Allora la dimensione è k: un parametro per ogni vettore della base.
Prova, cioè forma cartesiana: le soluzioni di un sistema Ax=b. Per il teorema di Rouché–Capelli (Teorema 12.6) l'insieme non è vuoto esattamente quando A e la matrice completa hanno lo stesso rango. In quel caso la dimensione è il numero delle incognite meno il rango di A.
Esempio · Contare le dimensioni con Rouché–Capelli
Un sistema che dà una retta.S={x+y+z=3,x−y=1} nello spazio. Le righe (1,1,1) e (1,−1,0) non sono proporzionali, quindi tutte e due le matrici hanno rango 2 e la dimensione è 3−2=1: una retta. Per scriverla: dalla seconda equazione x=1+y; nella prima 1+y+y+z=3, cioè z=2−2y. Con y=t:
S={(1+t,t,2−2t)}=(1,0,2)+Span((1,1,−2)).
Un sistema senza soluzioni.{x+y+z=1,x+y+z=2}: togliendo le equazioni viene 0=1. Qui A ha rango 1 ma la matrice completa ha rango 2, e l'insieme è vuoto. Nel disegno: due piani paralleli diversi.
Nota · Collegamento con l'informatica: classificatori lineari (p. 119)
Le dispense collegano questa lezione al machine learning. Un iperpiano dello spazio a n dimensioni è un sottospazio affine di dimensione n−1: una retta nel piano, un piano nello spazio. Si può scrivere come
twx+b=0,
con w vettore non nullo e b numero. L'iperpiano divide lo spazio in due metà: quella dove twx+b è positivo e quella dove è negativo. Un semplice classificatore lineare sceglie la classe di un vettore di dati guardando il segno di twx+b. Il vettore w è perpendicolare all'iperpiano di separazione. La stessa geometria sta alla base del percettrone e delle macchine a vettori di supporto nella loro forma lineare.
Esempio · Un classificatore nel piano
Con w=(1,1) e b=−3 l'iperpiano è la retta x+y−3=0. Classifichiamo tre punti calcolando x+y−3:
(1,1): 1+1−3=−1, negativo: classe «negativa»;
(3,2): 3+2−3=2, positivo: classe «positiva»;
(1,2): 1+2−3=0, sta proprio sulla retta di separazione.
123123xyx+y=3(1,1)(3,2)(1,2)w
La retta x+y=3 separa i punti con x+y−3<0 da quelli con x+y−3>0; il vettore w=(1,1) le è ortogonale
Prova tu
La retta (0,1)+Span((1,1)) è la stessa di (2,3)+Span((1,1))?
Sì: stessa direzione, e (2,3)−(0,1)=(2,2) è un multiplo di (1,1).
Da ricordare
Sottospazio affine = sottospazio vettoriale spostato, x+W. La giacitura W sono le direzioni; il punto x si può cambiare.
Due scritture coincidono esattamente con la stessa giacitura e i punti di partenza che differiscono per una direzione ammessa.
§7
Rette e piani nello spazio
pp. 119–120
Nello spazio i sottospazi affini sono di quattro tipi. Per Rouché–Capelli, il numero di equazioni indipendenti che servono è 3 meno la dimensione.
Dimensione
Che cos'è
Ricetta
Prova
0
un punto
P0
3 equazioni indipendenti
1
una retta
P0+tv
2 equazioni indipendenti
2
un piano
P0+tv1+sv2
1 equazione
3
tutto lo spazio
P0+te1+se2+ue3
nessuna equazione
Un piano si descrive con un'equazioneax+by+cz=d, con (a,b,c) non nullo, oppure con un punto e due vettori indipendenti che generano la giacitura.
Una retta si descrive con due equazioni di quel tipo, oppure, più comodamente, con la ricetta P0+tv, con v non nullo: il vettore direzione.
Trappola · Una sola equazione non basta per una retta nello spazio
Nel piano la retta x+2y=3 ha un'equazione sola. Nello spazio la stessa equazione x+2y=3 descrive un piano, perché la z è libera: per una retta nello spazio servono due equazioni indipendenti.
L'idea · Il vettore dei numeri davanti è perpendicolare al piano
Prendi due punti P e Q del piano {ax+by+cz=d} e chiama n=(a,b,c). Allora ⟨n,P⟩=d e ⟨n,Q⟩=d, quindi
⟨n,Q−P⟩=d−d=0.
Ogni direzione del piano è perpendicolare a n: per questo n si chiama vettore normale del piano. La giacitura è il piano {ax+by+cz=0}, fatto dei vettori perpendicolari a n. Questo fatto tornerà di continuo nella lezione L24, con angoli e distanze.
Dalla prova alla ricetta
Si risolve il sistema, per esempio con Gauss (lezione L11): le variabili libere diventano i parametri.
Esempio · Un piano e una retta, dalla prova alla ricetta
Il piano x+2y−z=8. Ricavo z=x+2y−8 e lascio libere x=s, y=t:
(s,t,s+2t−8)=(0,0,−8)+s(1,0,1)+t(0,1,2).
Controllo: (0,0,−8) soddisfa 0+0−(−8)=8; i due vettori soddisfano l'equazione con zero a destra: 1+0−1=0 e 0+2−2=0.
La retta {x+y+z=3,x−y=1} l'abbiamo già risolta sopra: (1,0,2)+Span((1,1,−2)).
Dalla ricetta alla prova: il trucco del prodotto vettoriale
A volte serve il contrario. Per i piani dello spazio c'è un metodo rapido. Prendi il piano P0+tv1+uv2, con v1,v2 indipendenti:
calcola v1×v2: avrà tre numeri a,b,c;
il piano è ax+by+cz=d, per un certo numero d;
trovi d imponendo che P0 stia sul piano, cioè sostituendo le sue coordinate.
Perché funziona: n=v1×v2 è perpendicolare a v1 e a v2 (Proposizione 22.15). Per ogni punto P=P0+tv1+uv2 del piano
⟨n,P⟩=⟨n,P0⟩+t⟨n,v1⟩+u⟨n,v2⟩=⟨n,P0⟩,
quindi tutti i punti del piano soddisfano la stessa equazione, con d=⟨n,P0⟩. E n non è zero, perché v1 e v2 sono indipendenti (Proposizione 22.16).
Ecco l'esempio delle dispense.
Esempio 23.8
Prendiamo
π=⎩⎨⎧12−3+t101+s2−10⎭⎬⎫.
Troviamo
101×2−10=12−1.
Quindi π={x+2y−z=d} per qualche d∈R, che determiniamo imponendo che il punto (1,2,−3) stia in π:
1+4+3=d,
e quindi d=8. Abbiamo trovato un'equazione cartesiana per il piano: π={x+2y−z=8}.
I conti del prodotto vettoriale, riga per riga, con le righe affiancate (1,2), (0,−1), (1,0):
prima componente, copro la prima riga: 0⋅0−(−1)⋅1=1;
seconda, copro la seconda riga: 1⋅0−2⋅1=−2, e cambio segno: 2;
terza, copro la terza riga: 1⋅(−1)−2⋅0=−1.
Controllo finale con un altro punto del piano, per esempio con t=s=1: P=(1+1+2,2+0−1,−3+1+0)=(4,1,−2), e 4+2⋅1−(−2)=8.
Nota una cosa: nell'esempio precedente, con la stessa equazione, avevamo trovato un'altra ricetta, (0,0,−8)+s(1,0,1)+t(0,1,2). Nessuna contraddizione, per la Proposizione 23.5. Le giaciture coincidono, perché (2,−1,0)=2(1,0,1)−(0,1,2). E la differenza dei punti di partenza, (1,2,−3)−(0,0,−8)=(1,2,5)=(1,0,1)+2(0,1,2), sta nella giacitura.
Il piano dell'Esempio 23.8 con il suo vettore normale
Caricamento dello strumento interattivo…
Il piano viola è x+2y−z=8 e la freccia n è il vettore normale (1,2,−1). Il punto P=(4,1,−2) sta sul piano: lo strumento dice che la sua distanza dal piano è 0. Prova a cambiare d, per esempio con x+2y−z=0: il piano si sposta parallelo a sé stesso, perché la giacitura non cambia. La distanza di un punto da un piano la studierai nella lezione L24.
Oltre le dispense · Rette dalla ricetta alla prova, e il piano per tre punti
Una retta. Per r=(1,2,3)+t(2,1,−1) si elimina il parametro: x=1+2t, y=2+t, z=3−t. Dalla seconda t=y−2. Sostituendo: x=1+2(y−2), cioè x−2y=−3, e z=3−(y−2), cioè y+z=5. Quindi r={x−2y=−3,y+z=5}. Controllo con t=1, punto (3,3,2): 3−6=−3 e 3+2=5.
Un piano per tre punti non allineatiP0,P1,P2: è P0+tP0P1+sP0P2, e poi si usa il prodotto vettoriale come sopra (Martelli, Proposizione 9.2.12). Con A,B,C dell'esempio del triangolo: il prodotto vettoriale è (6,3,2) e d=6⋅1=6, quindi il piano è 6x+3y+2z=6.
Prova tu
Qual è l'equazione del piano (1,1,1)+s(1,0,0)+t(0,1,0)?
(1,0,0)×(0,1,0)=(0,0,1), quindi l'equazione è z=d; con il punto (1,1,1), d=1. Il piano è z=1.
Da ricordare
Nello spazio: un piano ha una equazione, una retta due.
Il vettore dei numeri davanti alle incognite è perpendicolare al piano.
Dalla ricetta di un piano alla prova: prodotto vettoriale dei due vettori, poi d con il punto.
§8
Dove si incontrano: le intersezioni
pp. 120–121
Due sottospazi vettoriali si incontrano sempre, almeno nell'origine. Due sottospazi affini no: i piani x+y+z=1 e x+y+z=2 non hanno punti in comune, perché nessun punto può avere x+y+z uguale a 1 e a 2 nello stesso momento. Le dispense danno un nome a quelli che si incontrano.
Definizione · Sottospazi incidenti (p. 120)
Due sottospazi affini S,S′⊆Rn sono incidenti se S∩S′=∅.
Come si legge. Incidenti vuol dire che hanno almeno un punto in comune. S∩S′ si legge «esse intersecato esse primo».
Se si incontrano, prendi un punto x comune e scrivi tutti e due a partire da lì: S=x+W e S′=x+W′, come permette la Definizione 23.7. Un punto y sta in tutti e due esattamente quando y−x sta sia in W sia in W′. Quindi
S∩S′=x+(W∩W′).
In particolare l'intersezione, se non è vuota, è sempre un sottospazio affine, con giacitura W∩W′.
Tre casi, tre conti
Il conto dipende da come sono scritti i due insiemi. L'Esempio 23.9 delle dispense mostra i tre casi; li svolgiamo fino in fondo.
Esempio 23.9 · Primo caso: tutte e due in forma cartesiana
Se S e S′ sono descritti in forma cartesiana, la loro intersezione S∩S′ è descritta in forma cartesiana unendo le equazioni. Per esempio, se S={x+y=1} e S′={x−y+z=3} sono due piani in R3, la loro intersezione è l'insieme delle soluzioni di
{x+y=1x−y+z=3.
Due prove: un punto sta in tutti e due se le supera entrambe. Le dispense si fermano al sistema; risolviamolo. Dalla prima x=1−y. Sostituisco nella seconda: 1−y−y+z=3, cioè z=2+2y. Con y=t:
S∩S′={(1−t,t,2+2t)}=(1,0,2)+Span((−1,1,2)).
È una retta. Controllo: (1,0,2) soddisfa 1+0=1 e 1−0+2=3. La direzione (−1,1,2) soddisfa le equazioni con zero a destra: −1+1=0 e −1−1+2=0.
Esempio 23.9 · Secondo caso: una cartesiana e una parametrica
Se S è descritto in forma cartesiana e S′ in forma parametrica, basta sostituire il punto generico di S′ nelle equazioni di S. Si trovano i parametri che le soddisfano, e da loro S∩S′. Per esempio, se S={x+y−z=2} è un piano in R3 e
è una retta, si sostituisce x=1+t, y=−1+2t, z=1−3t nell'equazione di S:
(1+t)+(−1+2t)−(1−3t)=2,
cioè −1+6t=2 e t=21. L'intersezione è il punto
S∩S′=⎩⎨⎧3/20−1/2⎭⎬⎫.
Una ricetta e una prova: si mettono i punti della ricetta dentro la prova, e si guarda quali la superano. Il punto viene da t=21: (1+21,−1+1,1−23)=(23,0,−21). Controllo nel piano: 23+0+21=2. Attenzione al segno: −(1−3t)=−1+3t.
Esempio 23.9 · Terzo caso: tutte e due in forma parametrica
Se S e S′ sono entrambi in forma parametrica, si eguaglia il punto generico di S con quello di S′ e si trova quali parametri risolvono il sistema. Le dispense avvertono che può essere più laborioso.
Due ricette: si cerca un punto che esca da tutte e due. Un esempio nostro: r=(1,0,1)+t(1,1,0) e r′=(0,3,−1)+s(1,−1,1). Uguagliando le coordinate:
⎩⎨⎧1+t=st=3−s1=−1+s.
Dalla terza s=2; dalla prima t=s−1=1; la seconda va controllata: t=1 e 3−s=1, torna. Le rette si incontrano nel punto (2,1,1), che si ottiene sia con t=1 sulla prima sia con s=2 sulla seconda.
Metodo · Come si interseca
Due prove: metti tutte le equazioni in un unico sistema e risolvilo con Gauss; la soluzione, scritta come ricetta, è l'intersezione.
Una prova e una ricetta: metti il punto generico della ricetta dentro le equazioni; trovi i parametri e li rimetti nel punto generico.
Due ricette: uguaglia i punti generici, con nomi diversi per i parametri (t e s, mai t e t). Risolvi e controlla tutte le equazioni: se una non torna, l'intersezione è vuota.
In ogni caso, alla fine sostituisci il punto trovato nelle due descrizioni: è il controllo più economico che esista.
Con la calcolatrice qui sotto puoi rifare il primo caso: la matrice completa del sistema ha righe (1,1,0∣1) e (1,−1,1∣3). Lo strumento riduce con Gauss e scrive le soluzioni con un parametro.
L'intersezione dei due piani dell'Esempio 23.9
Caricamento dello strumento interattivo…
Lo strumento sceglie come parametro la terza incognita e trova (2,−1,0)+t(−21,21,1). Sembra un risultato diverso dal nostro, ma è la stessa retta, per la Proposizione 23.5: la direzione è metà di (−1,1,2), e (2,−1,0)−(1,0,2)=(1,−1,−2) sta nella giacitura.
Quando si incontrano di sicuro
L'ultima proposizione della lezione dà una condizione sulle giaciture che garantisce l'incontro. Le dispense la scrivono così.
Proposizione 23.10
Se giac(S)+giac(S′)=Rn, allora i sottospazi S e S′ sono incidenti.
Come si legge.
La somma delle giaciture (lezione L07) raccoglie tutti i vettori ottenuti muovendosi prima in una direzione del primo insieme e poi in una del secondo.
L'ipotesi dice che, combinando le due mosse, si raggiunge qualsiasi punto dello spazio.
La conclusione: i due insiemi si incontrano. Non dice dove: per quello bisogna fare i conti.
Dimostrazione · della Proposizione 23.10 (dal libro di Martelli)
Scrivo S={P+t1v1+⋯+tkvk} e S′={Q+u1w1+⋯+uhwh}, con i vi base della giacitura di S e i wj base della giacitura di S′.
I due insiemi si incontrano esattamente quando il sistema P+t1v1+⋯+tkvk=Q+u1w1+⋯+uhwh, nelle incognite ti,uj, ha una soluzione.
Per ipotesi i vettori v1,…,vk,w1,…,wh generano tutto lo spazio. Quindi Q−P è una loro ricetta: Q−P=a1v1+⋯+akvk+b1w1+⋯+bhwh.
Allora ti=ai e uj=−bj risolvono il sistema: P+∑aivi=Q−∑bjwj.
Esempio · Due applicazioni nello spazio
Due piani con vettori normali non paralleli, per esempio x+y+z=1 e x−y=5. Le giaciture sono due piani diversi per l'origine, quindi la loro somma è più grande di un piano: è tutto lo spazio. Per la Proposizione 23.10 i piani si incontrano, in una retta.
Una retta e un piano, con la direzione della retta fuori dalla giacitura del piano: r={t(1,1,1)} e π={x+y+z=7}. Il vettore (1,1,1) non sta nella giacitura {x+y+z=0}, perché 1+1+1=3. Allora la giacitura del piano e la direzione della retta insieme generano tutto lo spazio, e c'è un punto comune. Sostituendo: 3t=7, t=37, punto (37,37,37).
Trappola · Il contrario è falso
Se la somma delle giaciture non è tutto lo spazio, la proposizione non dice niente: l'incontro può esserci oppure no. Due rette dello spazio hanno giaciture di dimensione 1, che sommano al massimo a un piano: la proposizione non si applica mai. Eppure l'asse x e l'asse y si incontrano nell'origine, mentre la retta {t(1,−1,0)} e il piano x+y+z=7 no: sostituendo viene 0=7.
Oltre le dispense · Le posizioni reciproche nello spazio
Mettendo insieme giaciture e intersezioni si ottiene questa tabella (Martelli, §9.2.5 e §9.2.7). Due sottospazi affini sono paralleli se la giacitura di uno è contenuta in quella dell'altro; due rette che non sono né incidenti né parallele si chiamano sghembe.
Coppia
Giaciture
Intersezione
due piani
normali non proporzionali
una retta
due piani
normali proporzionali
vuota (paralleli distinti) oppure lo stesso piano
retta e piano
direzione fuori dalla giacitura del piano
un punto
retta e piano
direzione dentro la giacitura
vuota (retta parallela) oppure tutta la retta
due rette
direzioni proporzionali
vuota (parallele distinte) oppure la stessa retta
due rette
direzioni non proporzionali
un punto (incidenti) oppure vuota (sghembe)
Le rette sghembe esistono solo dallo spazio in su: nel piano due rette non parallele si incontrano sempre, perché due giaciture diverse sommano a tutto il piano, e vale la Proposizione 23.10.
Oltre le dispense · Dove trovarlo nel libro
Nel libro di Martelli: prodotto vettoriale e sue proprietà nel §9.1 (pp. 267–272: identità di Lagrange Prop. 9.1.4, area Prop. 9.1.5 e Cor. 9.1.6, base positiva Prop. 9.1.7, prodotto triplo Esercizio 9.1.8, volume del parallelepipedo Prop. 9.1.9); forma parametrica e cartesiana nel §9.2.1 (pp. 272–274, con l'Esempio 9.2.3 che è il nostro 23.8); intersezioni nel §9.2.3 (pp. 275–276, Esempio 9.2.6 e Proposizione 9.2.7); sottospazio generato da punti, parallelismo e posizioni reciproche nei §9.2.4, §9.2.5 e §9.2.7 (pp. 277–283).
Prova tu
Dove si incontrano la retta t(1,1,1) e il piano z=1?
Sostituisco il punto generico (t,t,t): t=1. Il punto è (1,1,1).
Da ricordare
Due prove: unisci le equazioni. Prova e ricetta: metti la ricetta nella prova. Due ricette: uguaglia, con parametri di nomi diversi.
Se le giaciture sommano a tutto lo spazio, l'incontro c'è di sicuro; il contrario non vale.
§9
I simboli di questa lezione
Simbolo
Si legge
Vuol dire
Esempio
v×w
«vu vettore vu doppio»
il prodotto vettoriale
e1×e2=e3
∥v×w∥
«norma di vu vettore vu doppio»
l'area del parallelogramma con lati v e w
sinϑ
«seno di theta»
il seno dell'angolo tra i due vettori
(u1∣u2∣u3)
«matrice con colonne u uno, u due, u tre»
la matrice con quei vettori in colonna
x+W
«ics più vu doppio»
il sottospazio W spostato per il punto x
(1,0)+Span((1,1))
giac(S)
«giacitura di esse»
le direzioni del sottospazio affine
PQ
«vettore pi qu»
Q−P, il vettore da P a Q
S∩S′
«esse intersecato esse primo»
i punti comuni
n=(a,b,c)
«vettore normale»
i numeri davanti alle incognite, perpendicolare al piano
per x+2y−z=8, n=(1,2,−1)
§10
Verso l'esame
esame
La prova di Algebra lineare e Geometria ha 10 domande a risposta multipla, con 5 risposte e una sola giusta. Ci sono poi 2 problemi da 11 punti, corretti solo con almeno 6 risposte giuste. Dura 2 ore, senza calcolatrice, e si può portare solo un foglio da 4 facciate scritto a mano. Gli appelli 2026/27 sono il 22/01 e il 05/02/2027 alle 14:00. Tutti i dettagli sono nella lezione L01.
Che cosa di questa lezione compare negli appelli 2023–2026. Le intersezioni sono tra gli argomenti più frequenti in assoluto:
quiz sull'intersezione tra una retta e un piano: appelli del 07/02/2025 (domanda 10) e del 03/07/2026 (domanda 8). Le risposte proposte sono sempre del tipo «un punto», «tutta la retta», «tutto il piano», «vuota»;
quiz sull'intersezione di due rette date con la ricetta: appelli del 03/06/2025 e del 10/07/2025, domanda 10 in tutti e due;
problemi aperti: scrivere la retta in cui si incontrano due piani come «punto più Span» (24/01/2024, 10/07/2024, 06/09/2024, 15/01/2026); dimostrare che una retta e un piano si incontrano (24/01/2024, 10/07/2024); trovare l'intersezione di tre piani (06/09/2024, 15/01/2026); piani o rette che dipendono da un parametro (03/06/2025, 02/09/2025).
Una domanda vera, letta insieme
Appello del 07/02/2025, domanda 10. Il testo: «L'intersezione della retta r=t(2,−2,0)+st(1,−2,1) con il piano π={2x−2y+z=1} è: (a) tutto il piano; (b) P=t(−1,−1,1); (c) P=t(1,0,−1); (d) non hanno un'intersezione; (e) tutta la retta».
In pratica chiede: una ricetta e una prova. Quali punti della retta superano la prova del piano?
Esempio · la soluzione, passo per passo
Passo 1: il punto generico della retta.(2+s,−2−2s,s).
Passo 2: dentro l'equazione del piano.
2(2+s)−2(−2−2s)+s=4+2s+4+4s+s=8+7s.
Passo 3: il parametro.8+7s=1 dà s=−1.
Passo 4: il punto. Con s=−1: (2−1,−2+2,−1)=(1,0,−1). È la risposta (c). Controllo: 2⋅1−0−1=1.
Il trucco da quiz. Il prodotto scalare tra la direzione (1,−2,1) e la normale (2,−2,1) è 2+4+1=7, non zero: la retta non è parallela al piano, quindi l'incontro è un punto. Questo esclude subito (a), (d) e (e). Poi basta sostituire (b) e (c) nell'equazione del piano: (b) dà −2+2+1=1, ma (−1,−1,1) non sta sulla retta, perché la terza coordinata direbbe s=1 e la prima s=−3.
Metodo · La retta in cui si incontrano due piani, come «punto più Span»
Metti le due equazioni in un sistema e riducilo con Gauss, oppure ricava una variabile e sostituisci.
Scegli come parametro la variabile libera e scrivi il punto generico.
Separa la parte senza parametro, il punto, da quella con il parametro, la direzione.
Controllo veloce: la direzione deve essere proporzionale al prodotto vettoriale dei due vettori normali, che è perpendicolare a tutti e due e quindi sta in tutte e due le giaciture. Il punto deve soddisfare le due equazioni.
Metodo · Dimostrare che una retta e un piano si incontrano
Due strade, tutte e due accettate:
con la Proposizione 23.10: se la direzione della retta non sta nella giacitura del piano, le giaciture sommano a tutto lo spazio e c'è un incontro. Per un piano con equazione: il prodotto scalare tra direzione e normale non è zero. Per un piano dato con due generatori: il determinante dei due generatori e della direzione non è zero;
con il conto: metti il punto generico della retta nell'equazione del piano e trova il parametro. Se esiste, si incontrano, e hai anche il punto.
Errori da evitare.
Usare lo stesso nome per i parametri di due rette diverse: il sistema diventa sbagliato.
Nell'intersezione di due rette, non controllare la terza equazione: due equazioni su tre possono tornare anche se le rette sono sghembe.
Scambiare il vettore normale di un piano con un vettore del piano: (a,b,c) è perpendicolare al piano, non ci sta dentro.
Scrivere una retta dello spazio con una sola equazione.
Il segno meno della seconda componente del prodotto vettoriale.
Conta all'esame · Il foglio da 4 facciate
Da questa lezione: la formula di v×w con lo schema «copri la riga, il segno meno al centro»; lunghezza del prodotto vettoriale = area del parallelogramma, e metà per il triangolo; la tabella dei tipi di sottospazi dello spazio (quante equazioni, quanti parametri); il metodo n=v1×v2, d=⟨n,P0⟩; i tre conti per le intersezioni; la Proposizione 23.10.
§11
Quiz
come all'esame
Quanto vale il prodotto vettoriale (1,0,1)×(2,−1,0)?
Righe affiancate (1,2), (0,−1), (1,0). Prima componente 0⋅0−1⋅(−1)=1; seconda −(1⋅0−1⋅2)=2; terza 1⋅(−1)−0⋅2=−1. È il conto dell'Esempio 23.8. La risposta più insidiosa è (1,−2,−1), che dimentica il segno meno al centro. (−1,−2,1) è il prodotto con i fattori scambiati; (2,0,0) moltiplica le coordinate una per una.
Qual è l'area del parallelogramma con lati v=(1,1,0) e w=(0,1,1)?
Il prodotto vettoriale è (1⋅1−0⋅1,−(1⋅1−0⋅0),1⋅1−1⋅0)=(1,−1,1), lungo 3: per il Corollario 23.3 è l'area. La risposta più insidiosa è 23, che è l'area del triangolo con quei due lati, non del parallelogramma. 3 è la lunghezza al quadrato, senza la radice.
Quale di queste affermazioni sul prodotto vettoriale in R3 è falsa?
Le parentesi contano: (e1×e2)×e2=e3×e2=−e1, mentre e1×(e2×e2)=e1×0=0. La risposta vera più insidiosa da riconoscere è v×v=0: sembra strana, ma viene dal cambio di segno quando si scambiano i fattori. Le altre sono il cambio di segno stesso, la Proposizione 22.15 e la regola dei multipli.
I piani π1={x+y+z=3} e π2={x−y=1} si intersecano nella retta:
Dalla seconda equazione x=1+y; nella prima 1+2y+z=3, cioè z=2−2y. Con y=t: (1+t,t,2−2t). Controllo: (1,1,1)×(1,−1,0)=(1,1,−2). La risposta più insidiosa è la seconda: il punto è giusto, ma (1,1,1) è il vettore normale del primo piano, che è perpendicolare al piano invece di starci dentro. (0,0,3) non sta sul secondo piano; (2,1,1) non sta sul primo. Simile agli appelli del 24/01/2024 e del 10/07/2024 (problema 12, punto 1).
Il piano π={se1+t(e2+e3)∣s,t∈R} in forma cartesiana è:
Il piano passa per l'origine ed è generato da (1,0,0) e (0,1,1). Il vettore normale è (1,0,0)×(0,1,1)=(0,−1,1), quindi −y+z=0, cioè y=z. Controllo: e1 ed e2+e3 hanno y=z. La risposta più insidiosa è {y+z=0}, di chi sbaglia il segno al centro del prodotto vettoriale. Simile all'appello del 24/01/2024 (problema 12), dove il piano era dato proprio così.
Il piano (0,1,1)+t(1,0,0)+s(0,1,2) ha un'equazione della forma 2y−z=d. Quanto vale d?
1
Il vettore normale è (1,0,0)×(0,1,2)=(0,−2,1), cioè l'equazione è −2y+z=costante, che equivale a 2y−z=d. Sostituendo il punto (0,1,1): d=2⋅1−1=1.
Quale di queste rette di R2coincide con r=(1,2)+Span((2,1))?
Per la Proposizione 23.5 servono la stessa giacitura e la differenza dei punti nella giacitura. (−4,−2) è un multiplo di (2,1), e (5,4)−(1,2)=(4,2)=2(2,1): stessa retta. La risposta più insidiosa è (1,2)+Span((1,2)), che parte dallo stesso punto ma va in un'altra direzione. Le altre hanno la direzione giusta ma partono fuori dalla retta: sono parallele distinte.
L'intersezione della retta r=(1,1,0)+t(1,0,2) con il piano π={x+y+z=5} è:
Sostituisco (1+t,1,2t): 1+t+1+2t=5, cioè 3t=3 e t=1. Il punto è (2,1,2); controllo: 2+1+2=5. La risposta più insidiosa è (3,1,4): sta sulla retta, con t=2, ma dà 8, non 5. Il prodotto scalare tra direzione e normale è 3, non zero: l'incontro non può essere né vuoto né tutta la retta. Simile agli appelli del 07/02/2025 (domanda 10) e del 03/07/2026 (domanda 8).
L'intersezione delle rette r=(1,0,1)+t(1,1,0) e r′=(0,3,−1)+s(1,−1,1) è:
Uguagliando: 1+t=s, t=3−s, 1=−1+s. Dalla terza s=2, dalla prima t=1, e la seconda torna. Il punto è (2,1,1). La risposta più insidiosa è (3,2,1): sta sulla prima retta, con t=2, ma non sulla seconda. Gli altri due punti sono i punti di partenza, ognuno su una retta sola. Simile agli appelli del 03/06/2025 e del 10/07/2025 (domanda 10).
Quale coppia di sottospazi affini di R3 ha sicuramente intersezione non vuota?
Due piani con normali non proporzionali hanno giaciture diverse, che sommano a tutto lo spazio: per la Proposizione 23.10 si incontrano. La risposta più insidiosa è «due rette con direzioni non proporzionali»: nel piano si incontrerebbero sempre, ma nello spazio possono essere sghembe. I due piani con lo stesso x+y+z sono paralleli; una retta parallela a un piano può non toccarlo; un punto può stare fuori dalla retta. È l'argomento usato per «dimostrare che la retta e il piano sono incidenti» negli appelli del 24/01/2024 e del 10/07/2024.
§12
Esercizi
con soluzioni
1 · Riscaldamento: un prodotto vettoriale base
Calcola (1,1,0)×(0,0,1) e controlla che sia perpendicolare a tutti e due i fattori.
Soluzione
Righe affiancate (1,0), (1,0), (0,1).
Prima componente: 1⋅1−0⋅0=1.
Seconda: 1⋅1−0⋅0=1, cambiato di segno: −1.
Terza: 1⋅0−1⋅0=0.
Il risultato è (1,−1,0). Controllo: con (1,1,0) dà 1−1=0, con (0,0,1) dà 0.
2 · Riscaldamento: il punto sta sul piano? base
Il piano è 2x−y+z=5. Ci stanno (2,0,1) e (1,1,1)?
Soluzione
(2,0,1): 4−0+1=5. Sì.
(1,1,1): 2−1+1=2, non 5. No.
3 · Riscaldamento: tre punti di una retta base
Scrivi tre punti della retta (1,0,2)+t(1,1,−2).
Soluzione
Con t=0: (1,0,2).
Con t=1: (2,1,0).
Con t=−1: (0,−1,4).
4 · Riscaldamento: quante equazioni? base
Quante equazioni indipendenti servono, nello spazio, per un punto, una retta e un piano? E nel piano per una retta?
Soluzione
Nello spazio servono 3 meno la dimensione.
Un punto: 3 equazioni.
Una retta: 2 equazioni.
Un piano: 1 equazione.
Nel piano servono 2 meno la dimensione: una retta ha 1 equazione.
5 · Prodotto vettoriale e identità di Lagrange base
Siano v=(2,1,−1) e w=(1,0,3). (a) Calcola v×w e verifica che è ortogonale a v e a w. (b) Verifica l'identità di Lagrange. (c) Quanto vale l'area del parallelogramma con lati v e w? (d) Verifica che det(v∣w∣v×w)>0.
Soluzione
(a) Righe affiancate (2,1), (1,0), (−1,3):
prima componente, copro la prima riga: 1⋅3−0⋅(−1)=3;
seconda, copro la seconda riga: 2⋅3−1⋅(−1)=7, cambio segno: −7;
terza, copro la terza riga: 2⋅0−1⋅1=−1.
Quindi v×w=(3,−7,−1). Controlli: con v dà 6−7+1=0, con w dà 3+0−3=0.
(b) La lunghezza al quadrato del prodotto vettoriale è 9+49+1=59. Il prodotto scalare è 2+0−3=−1, con quadrato 1. Le lunghezze al quadrato di v e w sono 4+1+1=6 e 1+0+9=10. Infatti 59+1=60=6⋅10.
(c) L'area è 59.
(d) Per la dimostrazione della Proposizione 23.4 il determinante vale 59, positivo. Controllo diretto, sviluppando sulla terza colonna di 21−11033−7−1:
Siano A=(1,0,0), B=(0,2,0), C=(0,0,3). (a) Calcola l'area del triangolo ABC. (b) Scrivi l'equazione cartesiana del piano che contiene i tre punti (è il punto 1 dell'esercizio 6 del foglio 4 del tutorato 2025).
Soluzione
(a) AB=(−1,2,0) e AC=(−1,0,3). Righe affiancate (−1,−1), (2,0), (0,3):
Il piano è 2x−y+z=d; con il punto (2,0,1): d=4−0+1=5. Risultato: π={2x−y+z=5}.
Controllo con s=t=1: il punto (3,3,2) dà 6−3+2=5.
8 · Da cartesiana a parametrica base
Scrivi in forma parametrica la retta r={x−y+z=1,2x+y−z=2} e controlla la direzione con il prodotto vettoriale dei vettori normali.
Soluzione
Sommando le due equazioni: 3x=3, cioè x=1. Nella prima: 1−y+z=1, cioè z=y. Con y=t:
r={(1,t,t)}=(1,0,0)+Span((0,1,1)).
Controllo: (1,−1,1)×(2,1,−1), con le righe affiancate (1,2), (−1,1), (1,−1), dà
((−1)(−1)−1⋅1,−(1⋅(−1)−2⋅1),1⋅1−2⋅(−1))=(0,3,3),
proporzionale a (0,1,1). Il punto (1,0,0) soddisfa 1=1 e 2=2.
9 · Conti senza coordinate medio
Sai soltanto che v×w=(1,2,3). Calcola (a) w×v; (b) (2v+w)×(v−3w); (c) ⟨v×w,v⟩; (d) (v+w)×(v+w).
Soluzione
Servono solo le regole: scambio = cambio di segno, somme e multipli escono fuori, un vettore per sé stesso dà zero.
(a) w×v=−v×w=(−1,−2,−3).
(b) Sviluppo come un prodotto di binomi, mantenendo l'ordine dei fattori:
(2v+w)×(v−3w)=2v×v−6v×w+w×v−3w×w.
Ora v×v e w×w sono zero, e w×v=−v×w. Il risultato è −7(v×w)=(−7,−14,−21).
(c) 0: il prodotto vettoriale è perpendicolare a v (Proposizione 22.15).
(d) 0: è il prodotto vettoriale di un vettore con sé stesso.
10 · È la stessa retta? medio
Siano r1=(1,0,2)+Span((1,−1,1)), r2=(3,−2,4)+Span((−2,2,−2)) e r3=(1,1,1)+Span((1,−1,1)). Quali coincidono?
Soluzione
Uso la Proposizione 23.5.
r1 e r2: le giaciture coincidono, perché (−2,2,−2)=−2(1,−1,1). La differenza dei punti è (3,−2,4)−(1,0,2)=(2,−2,2)=2(1,−1,1), che sta nella giacitura. Quindi r1=r2.
r1 e r3: stessa giacitura, ma (1,1,1)−(1,0,2)=(0,1,−1) non è un multiplo di (1,−1,1): la prima coordinata obbligherebbe il multiplo a essere zero. Quindi sono rette parallele distinte.
11 · Tre coppie di rette medio
Per ogni coppia decidi se le rette si incontrano; in caso affermativo trova il punto. (a) r=(1,2,0)+t(1,0,1) e r′=(0,1,1)+s(2,1,0). (b) L'asse x, cioè r=t(1,0,0), e r′=(0,1,0)+s(0,0,1). (c) r=t(1,1,1) e r′=(1,0,0)+s(2,2,2).
Soluzione
(a) Uguaglio: 1+t=2s, 2=1+s, t=1. Dalla seconda s=1, dalla terza t=1; la prima dà 2=2, torna. Il punto comune è (2,2,1).
(b) Uguaglio: t=0, 0=1, 0=s. La seconda equazione è impossibile: nessun punto comune. Le direzioni (1,0,0) e (0,0,1) non sono proporzionali, quindi le rette non sono parallele: sono sghembe.
(c) Le direzioni sono proporzionali: (2,2,2)=2(1,1,1). Il punto (1,0,0) sta sulla prima retta? Servirebbe t=1 dalla prima coordinata e t=0 dalla seconda: no. Quindi le rette sono parallele distinte e non si incontrano.
12 · Due piani che non si incontrano medio
Calcola l'intersezione dei piani π1={x+2y−z=1} e π2={−2x−4y+2z=3}, prima con Rouché–Capelli e poi con un ragionamento geometrico. Che cosa cambia se al posto di 3 c'è −2?
Soluzione
Matrice completa e una mossa di Gauss:
(1−22−4−1213)R2→R2+2R1(1020−1015).
La seconda riga dice 0=5: A ha rango 1 ma la matrice completa ha rango 2, quindi l'intersezione è vuota.
Con le figure: i vettori normali (1,2,−1) e (−2,−4,2) sono proporzionali, quindi i piani hanno la stessa giacitura, cioè sono paralleli. Dividendo la seconda equazione per −2 viene x+2y−z=−23, che non può valere insieme a x+2y−z=1.
Con −2 al posto di 3 la seconda equazione diventa −2(x+2y−z)=−2, cioè x+2y−z=1: è lo stesso piano, e l'intersezione è tutto il primo piano.
13 · Un piano che dipende da un parametro medio
Per ogni k∈R sia πk={x+ky+z=1} e sia r={t(1,1,−1)∣t∈R}. Per quali k la retta r interseca πk? In quel caso, in quale punto?
Soluzione
Metto il punto generico (t,t,−t) nell'equazione: t+kt−t=1, cioè kt=1.
Se k non è zero: t=k1 e il punto è (k1,k1,−k1). Controllo: k1+k⋅k1−k1=1.
Se k=0: l'equazione diventa 0=1, impossibile. La retta non tocca il piano {x+z=1}.
Lettura con le giaciture: il prodotto scalare tra la direzione (1,1,−1) e la normale (1,k,1) vale 1+k−1=k. Se k non è zero la direzione è fuori dalla giacitura, e la Proposizione 23.10 garantisce l'incontro. Se k=0 la retta è parallela al piano; siccome l'origine, che sta sulla retta, non soddisfa x+z=1, non lo tocca.
14 · Tre piani (appello del 15/01/2026, problema 12) tipo esame
Siano π1={x+y+z=2}, π2={x−y−2z=1} e π3={x+y−z=0} tre piani in R3. (1) Trovare il punto P=π1∩π2∩π3. (2) Trovare un vettore v∈R3 tale che π1∩π2=P+Span(v). (3) Trovare due vettori w1 e w2 ortogonali tali che π3=Span(w1,w2). (4) Trovare la proiezione ortogonale di v sul piano π3.
Soluzione
(1) Tolgo la terza equazione dalla prima: (x+y+z)−(x+y−z)=2−0, cioè 2z=2 e z=1. Allora la prima dà x+y=1 e la seconda x−y=1+2z=3. Sommando: 2x=4, x=2, e quindi y=−1. P=(2,−1,1). Controllo: 2−1+1=2, 2+1−2=1, 2−1−1=0.
(2) I primi due piani si incontrano in una retta, perché i vettori normali (1,1,1) e (1,−1,−2) non sono proporzionali, e la retta passa per P. La sua direzione è perpendicolare a tutti e due i vettori normali: prendo il loro prodotto vettoriale, con le righe affiancate (1,1), (1,−1), (1,−2):
Controllo: −1+3−2=0 e −1−3+4=0. Quindi la retta è (2,−1,1)+Span((−1,3,−2)).
(3) Il terzo piano passa per l'origine, quindi è un sottospazio vettoriale. Scelgo un vettore che soddisfa x+y−z=0, per esempio w1=(1,−1,0). Per il secondo serve un vettore del piano, cioè perpendicolare alla normale n3=(1,1,−1), e perpendicolare a w1: il prodotto vettoriale n3×w1 fa proprio questo. Con le righe affiancate (1,1), (1,−1), (−1,0):
⟨v,w1⟩=−1−3+0=−4 e ⟨w1,w1⟩=2; ⟨v,w2⟩=−1+3−4=−2 e ⟨w2,w2⟩=6. Quindi
pπ3(v)=−2(1,−1,0)−31(1,1,2)=(−37,35,−32).
Controllo: v−pπ3(v)=(34,34,−34)=34(1,1,−1) è proporzionale alla normale del terzo piano, come deve essere.
15 · Una retta, due piani e un punto d'incontro tipo esame
Siano π1={x+y−z=2} e π2={x−y+2z=1}. (1) Scrivi la retta r=π1∩π2 nella forma P+Span(v). (2) Dimostra che r e il piano π3={x+y+z=0} sono incidenti. (3) Trova il punto di intersezione. (4) Scrivi l'equazione cartesiana del piano che contiene r e l'origine.
Soluzione
(1) Sommo le equazioni: 2x+z=3, quindi z=3−2x. Dalla prima y=2−x+z=2−x+3−2x=5−3x. Con x=t:
r={(t,5−3t,3−2t)}=(0,5,3)+Span((1,−3,−2)).
Controlli: (0,5,3) dà 0+5−3=2 e 0−5+6=1. Inoltre (1,1,−1)×(1,−1,2)=(1⋅2−(−1)(−1),−(1⋅2−(−1)⋅1),1⋅(−1)−1⋅1)=(1,−3,−2).
(2) Il prodotto scalare tra la direzione (1,−3,−2) e la normale (1,1,1) del terzo piano vale 1−3−2=−4, non zero: la direzione non sta nella giacitura del piano. Quindi le due giaciture sommano a tutto lo spazio e, per la Proposizione 23.10, la retta e il piano si incontrano.
(3) Metto il punto generico nell'equazione: t+(5−3t)+(3−2t)=0, cioè 8−4t=0 e t=2. Il punto è Q=(2,−1,−1). Controllo: 2−1−1=0, e Q sta anche sui primi due piani (2−1+1=2 e 2+1−2=1).
(4) Il piano contiene l'origine O, il punto P=(0,5,3) e la direzione v=(1,−3,−2): è O+sOP+tv. Il vettore normale, con le righe affiancate (1,0), (−3,5), (−2,3):
Passa per l'origine, quindi d=0: il piano è x−3y+5z=0. Controllo: P dà −15+15=0 e Q dà 2+3−5=0.
16 · Il prodotto triplo difficile
(a) Dimostra che per ogni u,v,w∈R3 vale ⟨u×v,w⟩=det(u∣v∣w) (Martelli, Esercizio 9.1.8). (b) Deduci che u,v,w sono linearmente dipendenti se e solo se ⟨u×v,w⟩=0. (c) Stabilisci se i punti A=(1,0,0), B=(0,1,0), C=(0,0,1), D=(1,1,−1) stanno su uno stesso piano.
Soluzione
(a) Scrivo u×v=(d1,−d2,d3), con di il minore di (u∣v) senza la riga i. Allora
⟨u×v,w⟩=d1w1−d2w2+d3w3.
È esattamente lo sviluppo di Laplace di det(u∣v∣w) sulla terza colonna: il cofattore di posto (i,3) è (−1)i+3di, cioè +d1, −d2, +d3. È lo stesso argomento della dimostrazione della Proposizione 22.15, dove al posto di w c'era v.
(b) Tre vettori dello spazio sono dipendenti esattamente quando il determinante della matrice che li ha in colonna è zero (lezioni L09–L10). Per (a) quel determinante è ⟨u×v,w⟩.
(c) I quattro punti stanno su un piano esattamente quando AB, AC, AD sono dipendenti. AB=(−1,1,0), AC=(−1,0,1), AD=(0,1,−1). Sviluppo sulla prima riga:
Stanno su un piano: infatti tutti e quattro soddisfano x+y+z=1 (per D: 1+1−1=1).
§13
Domande di ripasso
autoverifica
Rispondi a voce alta o per iscritto, poi apri la risposta.
Che cosa dice l'identità di Lagrange?
La lunghezza al quadrato del prodotto vettoriale più il quadrato del prodotto scalare fa il prodotto delle lunghezze al quadrato (Proposizione 23.1). Si dimostra sviluppando i quadrati.
Perché la lunghezza di v×w è l'area del parallelogramma con lati v e w?
Mettendo ⟨v,w⟩=∥v∥∥w∥cosϑ nell'identità di Lagrange viene ∥v×w∥2=∥v∥2∥w∥2sin2ϑ. Il seno non è negativo, perché l'angolo sta tra 0 e π; quindi resta ∥v∥∥w∥sinϑ, che è base per altezza.
Come si sceglie il verso di v×w? Che cos'è una base positiva?
Con la regola della mano destra: pollice sul primo vettore, indice sul secondo, il medio dà il verso. In formule: se i due vettori sono indipendenti, i due vettori e il loro prodotto, in colonna, danno un determinante positivo (Proposizione 23.4). Quel determinante vale proprio la lunghezza al quadrato del prodotto vettoriale.
Il prodotto vettoriale è commutativo? Associativo? Bilineare?
Scambiando i fattori cambia segno: v×w=−w×v. Le parentesi contano: (e1×e2)×e2=−e1, ma e1×(e2×e2)=0. Somme e multipli escono fuori in ciascuno dei due fattori.
Che differenza c'è tra forma cartesiana e forma parametrica?
La cartesiana è una prova: le equazioni dicono chi ci sta dentro, e servono a controllare se un punto ci sta. La parametrica è una ricetta: un punto e dei generatori, al variare dei parametri, e serve a produrre i punti e a leggere la dimensione.
Che cos'è un sottospazio affine? E la sua giacitura?
Un sottospazio vettoriale spostato: x+W, cioè tutti i punti x+v con v in W. W è la giacitura, fatta delle differenze tra due punti dell'insieme; x è un suo punto qualsiasi. La dimensione è quella di W.
Quando x+W e x′+W′ sono lo stesso sottospazio affine?
Esattamente quando W=W′ e x−x′ sta in W (Proposizione 23.5).
Quanto vale la dimensione delle soluzioni di Ax=b?
Se A e la matrice completa hanno lo stesso rango, le soluzioni formano un sottospazio affine di dimensione «numero delle incognite meno rango di A». Se la matrice completa ha rango più grande, non ci sono soluzioni (Rouché–Capelli).
Come si passa dalla forma parametrica alla cartesiana di un piano dello spazio, e perché funziona?
Si calcola il prodotto vettoriale dei due vettori della ricetta, che dà i numeri a,b,c, e si trova d mettendo il punto della ricetta in ax+by+cz=d. Funziona perché il prodotto vettoriale è perpendicolare ai due vettori: il suo prodotto scalare con ogni punto del piano è sempre lo stesso numero.
Quante equazioni servono per una retta dello spazio? E per un piano?
Una retta ha dimensione 1: servono 3−1=2 equazioni indipendenti. Un piano ha dimensione 2: basta 3−2=1 equazione.
Come si calcola un'intersezione nei tre casi?
Due prove: si uniscono le equazioni. Una prova e una ricetta: si mette il punto generico della ricetta nelle equazioni. Due ricette: si uguagliano i punti generici, con parametri di nomi diversi, e si risolve il sistema controllando tutte le equazioni.
Perché l'intersezione di due sottospazi affini, se non è vuota, è un sottospazio affine?
Se x è un punto comune, si scrivono tutti e due a partire da x: x+W e x+W′. Allora l'intersezione è x+(W∩W′), e W∩W′ è un sottospazio vettoriale.
Che cosa dice la Proposizione 23.10? Vale il contrario?
Se le due giaciture sommano a tutto lo spazio, i due insiemi si incontrano. Il contrario è falso: due rette dello spazio possono incontrarsi anche se le loro giaciture sommano solo a un piano, come l'asse x e l'asse y.
Che cosa sono due rette sghembe?
Due rette dello spazio che non si incontrano e non sono parallele, cioè con direzioni non proporzionali. Nel piano non esistono.
§14
Glossario
termini
Prodotto vettoriale
Il vettore v×w=(v2w3−v3w2,v3w1−v1w3,v1w2−v2w1), definito solo nello spazio a tre dimensioni.
Identità di Lagrange
∥v×w∥2+⟨v,w⟩2=∥v∥2∥w∥2 (Proposizione 23.1).
Parallelogramma con lati v e w
La figura con vertici 0, v, v+w, w; la sua area è la lunghezza di v×w.
Base positiva
Una base di tre vettori che, in colonna, danno un determinante positivo; per esempio v,w,v×w con v,w indipendenti.
Regola della mano destra
Pollice sul primo vettore, indice sul secondo: il medio indica il verso del prodotto vettoriale.
Anticommutatività
Scambiare i fattori cambia il segno: v×w=−w×v; in particolare v×v=0.
Bilinearità
Somme e multipli escono fuori, in ciascuno dei due fattori.
Forma cartesiana
La descrizione di un sottospazio con equazioni: una prova che dice chi ci sta dentro.
Forma parametrica
La descrizione di un sottospazio con un punto e dei generatori: una ricetta che produce i punti.
Sottospazio affine
Un sottospazio vettoriale spostato, x+W: tutti i punti x+v con v in W.
Giacitura
Il sottospazio vettoriale W di un sottospazio affine x+W: le direzioni in cui ci si muove restando dentro.
Dimensione di un sottospazio affine
La dimensione della giacitura; per le soluzioni di Ax=b, numero delle incognite meno rango di A.
Vettore normale
Per il piano ax+by+cz=d, il vettore (a,b,c), perpendicolare a tutte le direzioni del piano.
Iperpiano
Un sottospazio affine di dimensione n−1, del tipo twx+b=0 con w non nullo.
Classificatore lineare
Una regola che sceglie la classe di un vettore di dati secondo il segno di twx+b.
Sottospazi incidenti
Due sottospazi affini con almeno un punto in comune.
Sottospazi paralleli
Due sottospazi affini in cui la giacitura di uno sta dentro quella dell'altro (Martelli, §9.2.5).
Rette sghembe
Due rette dello spazio né incidenti né parallele.
§15
Checklist
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